Viterbo – Il complesso di San Francesco ritorni alla città con la creazione di una Cittadella della cultura e della pace.
A Viterbo, tra le tante cose, bisognerebbe anche domandarsi: quanti cittadini viterbesi hanno avuto mai occasione di visitare il meraviglioso chiostro quattrocentesco che fa parte del complesso monumentale di San Francesco alla Rocca in Viterbo?
Sicuramente nessuno, o pochissimi addetti ai lavori, perché, fino a poco tempo fa, il chiostro, e gran parte del complesso conventuale, sono stati occupati dall’ex distretto militare (fotocronaca – slide).
Oggi il distretto non c’è più, ma sono sempre occupati e al suo posto, in piazza San Francesco numero 5, oggi c’è il Comando aviazione e dal comando brigata dell’aviazione dell’esercito sotto il nome della “Caserma gen. Bazzichelli”.
E pensare che, nei secoli, il bellissimo chiostro quattrocentesco, nella struttura monastica, ha sempre fatto da raccordo tra chiesa e convento. Oggi è di proprietà del demanio dello Stato – ramo difesa esercito, è non è fruibile dalla collettività.
Un complesso immobiliare, salvo errori, composto da decine e decine di vani (oltre settanta), decine di migliaia di metri cubi (circa 25 mila) e migliaia di metri quadrati di superficie (circa 10 mila) coperta e scoperta.
Mentre la città, tutta intorno, si disgrega e crolla, con la mancanza di spazi culturali, con la mancanza di parcheggi e le attività che chiudono, è assurdo mantenere un bene pubblico, che contiene circa settanta posti auto inutilizzati, interdetto alla pubblica fruibilità.
Un’area importante, all’interno della città, che si estende lungo tutta la cinta muraria che insiste su piazzale Gramsci.
Ovviamente tutto il rispetto e considerazione per la base viterbese dell’Aviazione dell’Esercito (Aves), che ha sede in questo luogo, per l’importante lavoro che svolge, ma oggi, forse, logisticamente parlando, si sono creati spazi liberi in luoghi più funzionali all’interno delle altre caserme viterbesi site sulla strada Tuscanese e sulla Strada Cimina. E non solo.
Il grande complesso conventuale attiguo alla basilica di San Francesco in Viterbo, posto sul colle nord-ovest della città, è importantissimo che sia fruibile dall’intera città e da tutti i visitatori forestieri. Si tratta in realtà di un grande spicchio della città che deve tornare fruibile. Per la sua bellezza e per la sua storia.
E’ un bene culturale e ha, infatti, origini antichissime. E’ Castello di Sonza feudo longobardo del ducato di Spoleto nel VIII secolo, poi fortezza col nome di Castello di Sant’Angelo nel 1099, poi agli inizi del 1208 è Castello degli Alemanni con annessa la chiesa romanica di Sant’Angelo in Castello. Verso la fine del 1208, questo luogo, fu scelto come dimora dei papi che, in fuga da Roma, vi trovarono riparo. Il primo papa che ci venne ad abitare fu Innocenzo III. Da questo momento diventa Castello dei Papi fino alla costruzione dell’attuale Palazzo dei Papi (1265-1268). Almeno 32 Sommi Pontefici hanno dimorato all’interno del Castello di San Francesco.
Successivamente sarà chiamato Palazzo di San Francesco sede dell’università degli studi francescana.
In questo luogo è transitata Santa Rosa e vi ha dimorato anche San Bonaventura da Bagnoregio. E non solo.
All’interno dell’attuale basilica, oltre ai due papi Clemente IV e Adriano V, sono sepolti diversi cardinali e vescovi. L’elenco sarebbe lungo. Ci sono conservate anche le reliquie di Santa Elisabetta.
Un pezzo importantissimo della storia della nostra città che nel 1873, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi, fu incamerato dal demanio dello Stato che lo utilizzò come distretto militare. Soltanto successivamente, a seguito di numerose proteste, ai francescani fu concesso di tornare ad officiare all’interno della sola basilica.
Con i bombardamenti anglo americani del 1944, che avevano proprio come obiettivo il Distretto militare e le due vicini stazioni ferroviarie, la chiesa di San Francesco ebbe i danni maggiori e fu quasi completamente distrutta insieme ai locali dell’attigua Ditta Garbini.
Durante la ricostruzione post bellica fu tentata una riunificazione del complesso conventuale con la riconsegna dei beni ai frati di San Francesco, con promessa di spostamento del distretto militare in altro luogo, ma senza esito positivo per la mancanza di spazio all’interno delle caserme di viterbesi.
Oggi non esistono più scusanti. Gli spazi ci sono.
Questo luogo potrebbe diventare una “Cittadella della cultura e della pace” nel cuore del centro storico. Un struttura multifunzionale a vocazione culturale ma che può e deve creare possibilità di iniziative economiche che diano lavoro. E non c’è chi non veda quanto sia necessario, oggi, creare, occasioni di lavoro.
Al suo interno, infine, potrebbero trovare spazio tutti i “tesori” conservati dai francescani viterbesi nella loro biblioteca-archivio (decine di migliaia di rarissimi volumi pregiati e di documenti importantissimi) e nel loro museo d’arte (centinaia di opere d’autore tra le quali spiccano De Chirico, Mastroianni, Cascella e Guttuso).
In questa direzione va anche lo studio, già avviato, dell’architetto Divina Prugnoli e del geometra Paolo Cappelli, per l’associazione culturale Take Off, per la creazione di uno spazio culturale che possa ospitare attività ricreative e culturali di qualità (mostre, proiezioni di film, concerti e spettacoli) soprattutto per i giovani, comprendendo l’unificazione dell’interno complesso monastico francescano, anche con la creazione di nuovi parcheggi.
Per realizzare questa trasformazione non serve solo un’azione politica chiara ma anche l’apporto di associazioni di imprenditori, di associazioni culturali, dell’università… Insomma del meglio che questa città può e sa esprimere, quando vuole.
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