Viterbo – (p.p.) – “Il recupero del complesso è un’occasione da non perdere” (fotocronaca – slide).
E’ stupito per essere venuto a conoscenza di un patrimonio della città che finora conosceva solo con lo sguardo. Il complesso conventuale di san Francesco, Alvaro Ricci lo aveva solo sfiorato con gli occhi, per la sua imponenza, e mai si sarebbe immaginato di un contenuto artistico così elevato e della lunga tradizione storica che vanta la struttura.
“Ho scoperto un mondo che non conoscevo – ammette l’assessore Ricci -. Sapevo della sua esistenza dal punto di vista architettonico, ma ora ho avuto modo di comprenderne l’immenso valore artistico che c’è dentro, sia per quanto riguarda l’arte contemporanea, che per la tradizione con l’ordine Francescano che vanta sette secoli di storia. Come assessore, sono particolarmente affascinato dall’idea di recupero. E’ un progetto che l’amministrazione deve affrontare quanto prima. Bene ha fatto il consigliere Aldo Fabbrini a prendere spunto dall’articolo di Tusciaweb per portare avanti la discussione e tenere alta l’attenzione sul tema“.
Per Ricci ognuno deve fare la sua parte. “Restituire il complesso alla città è un’occasione da non perdere. Già nelle linee guida sui piani integrati, che sono state approvate, c’è un passaggio in cui l’amministrazione promuove il recupero di tutti quegli immobili che si trovano nel centro storico. Tra loro c’è un riferimento anche alle caserme.
Si tratta di strutture che, per troppo tempo, sono state trascurate e che, invece, vanno valorizzate. Per farlo, però, serve una buona sinergia. Tusciaweb, il consigliere Fabbrini e padre Agostino hanno fatto bene a lanciare questo spunto. Sta, ora, all’amministrazione comunale e al demanio dello stato lavorare concretamente perché tutto ciò si realizzi”.
Con la riunificazione di tutti gli spazi del complesso verrebbe valorizzato il convento francescano. Tornerebbero alla luce anche le 160 opere d’arte contemporanea, realizzate da 92 artisti diversi, e adesso chiuse in una camera blindata.
“La riqualificazione del complesso va nella stessa direzione del gemellaggio che il comune ha avviato con Avigone nell’ambito di Viterbo città dei papi. In quel convento – conclude Ricci – ci hanno vissuto 32 pontefici e al suo interno ci sono le cosiddette “stanze del papa”. In chiesa, poi, si trovano i mausolei dei papi Adriano V e Clemente IV e le tombe di nove cardinali. Un patrimonio che va oltre quello contenuto nel palazzo papale e che è per noi una vera ricchezza“.
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