Viterbo – Poco meno di un mese e tornerà davanti ai giudici.
E’ fissato a febbraio il processo d’appello per Giorgio De Vito, 40enne napoletano, già condannato a 17 anni per l’omicidio di Civita Castellana.
Su De Vito, oltre a quella di aver ucciso la 30enne civitonica Marcella Rizzello, pende anche l’accusa di aver cercato di far fuori l’allora suo rivale in amore Emiliano Liberati, operaio di Fabrica di Roma.
E’ il 12 maggio 2010. In un appartamento a Civita Castellana, due uomini restano gravemente feriti dopo una lite a coltellate. Uno è il padrone di casa, Giorgio De Vito; l’altro Liberati. Alla scena assiste Mariola Michta, polacca poco più che trentenne, nuova compagna di Liberati ed ex di De Vito, considerata il movente della discussione.
L’operaio è ferito a una mano, alla schiena e al viso. A De Vito viene quasi reciso il pollice della mano destra. Finiscono in manette entrambi. Ma dopo appena cinque giorni il 40enne napoletano è di nuovo in arresto. Stavolta con l’accusa di aver assassinato con trenta coltellate Marcella Rizzello, in casa sua e davanti alla figlia di poco più di un anno.
L’accoltellamento con Liberati è provvidenziale. I carabinieri indagano da tre mesi sul delitto Rizzello. Effettuano oltre 200 prelievi di dna invano. Finché non arrivano a De Vito, il cui dna corrisponde a quello trovato sulla scena del crimine.
Un omicidio che, forse, non sarebbe stato scoperto senza l’aggressione a colpi di scimitarra all’operaio. Solo dopo quell’episodio, infatti, De Vito fu sottoposto a prelievo del dna. E un’indagine che, fino a poco tempo prima, non lo contemplava, finì per imperniarsi su di lui, che ha sempre negato e dato la colpa ad altri, guadagnandosi anche una querela per calunnia da parte di uno dei testimoni, finita con il proscioglimento.
Per quel folle accoltellamento, De Vito è stato condannato a sette anni con rito abbreviato. La perizia psichiatrica lo aveva dichiarato incapace di intendere e di volere.
Ancor prima del processo d’appello per la vicenda del tentato omicidio, il 40enne napoletano andrà davanti alla Suprema Corte di Cassazione per il delitto di Civita Castellana. Condannato in primo grado all’ergastolo, la sentenza è stata riformata in appello a diciassette anni. Scontata per le attenuanti generiche e del rito abbreviato e per il mancato riconoscimento dell’aggravante della crudeltà.
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