Farnese – Riceviamo e pubblichiamo – In data 19 febbraio recandomi nel mio appezzamento di terreno poco distante dal centro abitato, ho assistito impotente alla terribile scena di devastazione che dilagava a danno di tutto il soprassuolo fruttifero esistente, ai mezzi agricoli, strutture e casale e animali nei propri ricoveri (fotocronaca – slide).
L’intero oliveto, consistente in circa 150 alberi, dai più giovani di 35 anni a quelli più maturi di 70-80 anni, è stato completamente raso a terra con tagli di motoseghe diretti ai tronchi e/o branche negli alberi più grandi; alberi di noce, mimosa decennale e fruttiferi di ogni altro genere hanno subito lo stesso accanito trattamento.
Il motocoltivatore, prelevato dalla sua rimessa chiusa, ricavata in una grotta naturale, è stato condotto in prossimità delle tettoie recintate, ospitanti il piccolo pollaio, e dato alle fiamme; stessa sorte hanno subito queste strutture ed il casale, poco distante da queste, con completa loro inagibilità e distruzione degli attrezzi ed attrezzature al loro interno.
Tutte le galline sono state trovate morte, uccise con una diligente lussazione del collo, mentre ai cani sono stati riservati spietati ferali colpi alla testa, rispettivamente, con una zappa, al piccolo mansueto jack russel libero, e con un manico di accetta, al segugio femmina all’interno del box cuccia.
Alla scellerata vicenda ha fatto seguito, nella notte del 22 febbraio, l’incendio della mia auto parcheggiata sotto casa, incendio fortunatamente avvistato da vicini di rientro a casa verso l’una grazie ai quali è stato possibile intervenire tempestivamente a prevenirne l’esplosione con coinvolgimento di altri mezzi.
I fatti, a mio parere, riconducibili ad una astiosa azione di ritorsione preannunciata, possono essere verosimilmente messi in esclusiva relazione alla responsabile attività politico amministrativa in qualità di sindaco pro-tempore da me svolta dagli anni 1999 al 2009 ed agli impegni di verifica politica nei confronti della successiva amministrazione comunale.
Nel corso dei 10 anni di legislatura, il sottoscritto si è trovato ad affrontare e definire, sostenuto dalla Regione Lazio e delle associazioni di categoria, il travagliato e scottante problema di reintegro e legittimazione delle terre di uso civico del comune, da anni schermito dalle amministrazioni locali per le evidenti ostilità e le violente opposizioni di interesse privato sostenute proprio da quell’esiguo numero di abusivi occupatori di tali terre, i quali ne detengono quasi l’intera totalità.
Già allora, tali provvedimenti avevano suscitato minacce e vivaci intimidazioni, rese al sottoscritto e a vari assessori dell’amministrazione.
La vicenda attuale, ritengo sia pertanto una violenta risposta a quei ricorsi, derivati dal profondo senso di responsabilità civili e politiche di molti cittadini, tra i quali mi sento onorato rientrare, che hanno impedito, come lecito legittimo mezzo giuridico, alla successiva amministrazione subentrante, di stravolgere e annullare tutto il lavoro precedente con un proprio indirizzo, che avrebbe permesso una vantaggiosa acquisizione delle terre occupate.
Gli esiti di tali istanze, denunce, estese alle competenti autorità, di cui appunto il sottoscritto, insieme ad altri, è stato firmatario, hanno indubbiamente spento le ampie aspettative garantite, determinando una recrudescenza della problematica degli usi civici, che non ha tardato a tramutarsi in minacce, azioni intimidatorie e vendicative verso molti estensori del ricorso e delle quali lo stesso, al momento, ne è la vittima più colpita.
Per effetto di tali ricorsi, spetta infatti all’attuale amministrazione il compito, come peraltro ribadito dalla regione Lazio, di perfezionare e completare la sistemazione delle terre secondo la giusta interpretazione della legge di riferimento e secondo gli indirizzi stabiliti nella propria legislazione.
E’ meramente una rappresaglia di ordine malavitoso, che, malgrado possa portare ineluttabilmente a far temere per l’incolumità personale e dei propri familiari, considerata l’evoluzione e il segnale di violenza, consente contestualmente di vestire con grande orgoglio quel senso di onestà e di fermezza che contraddistingue la propria dignità da quella di tali esecutori.
Dario Pomarè
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