Farnese – Non torneranno al lavoro. Almeno non per ora.
I pastori sardi, arrestati nell’operazione Terra madre, restano ai domiciliari (video – Terra madre: fotocronaca – slide). Niente uscite, nemmeno per accudire il loro gregge di pecore.
Per i fratelli Marco e Paolo Pira e il padre ultrasettantenne Antonio è stata respinta dal gip la richiesta di permesso lavorativo.
Per ora rimangono reclusi in casa, accusati, a vario titolo, di atti persecutori, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, furti aggravati e abigeato.
Le uniche strade da percorrere sono il tribunale del Riesame o un interrogatorio quanto prima col pm Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta.
Le indagini partono da un fatto che stravolge Farnese, milleseicento anime, nell’ovest della provincia, dove abitano i due fratelli e il padre. Il 19 febbraio l’ex sindaco Dario Pomarè trova il suo uliveto distrutto: 160 piante rase al suolo. Un atto chiaramente intimidatorio, cui si aggiungono l’incendio di un casale, un trattore e un rimessaggio e il massacro dei cani da caccia di Pomarè. Un’uccisione così efferata da ritrovare i bastoni usati per finirli spezzati accanto alle carcasse.
Iniziano le indagini dei carabinieri della stazione locale, coordinata da Fedele Abbadessa, che diventano presto lavoro di squadra con il nucleo operativo radiomobile di Paolo Clementucci e dell’intera compagnia, agli ordini del maggiore Pietro Rajola Pescarini.
Scoprono che Pomarè era solo il primo della lista. I fratelli Pira e il padre Antonio avevano almeno altre 40 persone su cui vendicarsi, dopo la riforma della regolamentazione dei terreni a uso civico che li avrebbe penalizzati. Chi aveva firmato la doveva pagare. Almeno queste sarebbero state le intenzioni dei tre arrestati, stando a quanto risulta dalle indagini.
Il blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 28 luglio, ha impegnato 40 uomini del comando provinciale di Viterbo, al comando del colonnello Mauro Conte. Più due unità cinofile per la ricerca di esplosivi e un elicottero da Pratica di Mare.
Sequestrati, durante le perquisizioni, scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del gente proibito, un puntatore laser notturno.
Altre tre persone sono state denunciate: due per detenzione abusiva di armi e un’altra per aver fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni.
Ai tre, resta aperta la strada del tribunale del Riesame. I ricorsi sono già stati presentati stamattina.
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