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Media - Operazione Terra madre - La ricostruzione fumettistica del Fatto Quotidiano della vicenda che ha visto protagonisti i pastori Pira, arrestati dai carabinieri, e vittima l'ex sindaco Dario Pomarè

Farnese come Corleone degli anni ’50…

di Ernie Souchak
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Dario Pomarè, l'ex sindaco di Farnese

Dario Pomarè, l’ex sindaco di Farnese

Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Antonio Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Farnese – “Scenari simili a quelli della Sicilia anni ’50 quelli andati in onda nel nord del Lazio”. La vicenda che ha visto protagonisti i pastori sardi Antonio, Marco e Paolo Pira, arrestati dai carabinieri per le minacce e danneggiamenti all’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè, finisce sul Fatto quotidiano.

Niente di nuovo per quanto riguarda i fatti, già resi noti al momento dell’arresto. Il Fatto quotidiano si limita a fare una sintesi di quanto pubblicato dalla stampa locale, senza nessuna novità.

E lo fa con note di colore sopra le righe come capita troppo spesso al quotidiano di Marco Travaglio e Peter Gomez. Tanto sopra le righe da apparire mistificanti del dato reale.

“Scenari simili a quelli della Sicilia anni ’50 quelli andati in onda nel nord del Lazio, dove la piccola città viterbese è stata messa a ferro e fuoco dalla famiglia Pira – spiega il quotidiano nel sommario -. Obbiettivo dell’escalation di minacce è l’ex primo cittadino Pomarè, che era riuscito a bloccare l’occupazione abusiva di 30 ettari di terreno del comune”.

E poi il lead a effetto.

“Sembra Corleone degli anni ’50. E invece è la regione nord del Lazio, tra l’antica Viterbo e l’inizio della Maremma. Il piccolo comune di Farnese, poco più di 1600 abitanti, sembra precipitato nella Sicilia di 60 anni fa, dove i conflitti di terra si risolvevano a colpi di lupara. Da una parte un ex sindaco deciso a difendere gli usi civici, quel principio che rende una parte del territorio un bene comune, disponibile per tutti. Dall’altra una famiglia di sardi, i Pira, che erano pronti ad impossessarsi di alcuni terreni. Anche a costo di sparare”.

Non basta: “Dietro all’apparenza della lite di paese si nasconde la periferia estrema di Mafia capitale”, addirittura. Tanto per aumentare il marasma affabulatorio, privo di ogni relazione con la realtà. E poi:”Le indagini sembrano arrivare direttamente dalla Barbagia. O dalla Sicilia profonda degli anni ’80″.

Mancano solo la mafia cinese, la Cia e i soliti depistaggi dei servizi segreti per completare il quadretto.

Una confusionaria e iperbolica ricostruzione degna di un fumetto. Perché ovviamente a Farnese sono accadute cose gravi, anzi gravissime, ma che nulla hanno a che vedere con Corleone, la Mafia, la Sicilia, con la Barbagia. E neppure lontanamente somigliano.

Lì i morti sono stati decine e decine. Le istituzioni erano e sono spesso infiltrate. Il controllo del territorio è massiccio da parte delle mafie. Come dire un altro mondo.

Alla fine perfino il Fatto quotidiano, dopo tanta approssimazione, deve ammettere che la Tuscia non è la Sicilia, anche se lo fa in modo pedestre. “Ma Farnese non è Corleone – si legge nel finalino scoppiettante dell'”articolo”, come in certi temini dei ragazzini delle medie -, perché a differenza della Sicilia degli anni ’50 ha avuto un amministratore comunale in grado di tenere alta la testa”. Tutto come se tra zero morti o centinaia non ci fosse differenza. Come se tra il controllo totale di un territorio da parte della Mafia e delle minacce e danneggiamenti non ci fosse differenza. Come se nella Tuscia le forze dell’ordine non avessero alcun controllo di alcune aree del territorio come accade in altre zone del paese. Incredibile!

Quando si dice la mancanza di rigore, di misura, di veridicità nella ricostruzione della realtà. Un fatto questo sì deleterio e pericoloso. Che serve a travisare quanto accade in onore dell’iperbole giornalistica di basso conio e senza nessuna misura.

Per essere chiari si dice “Mafia” quando è Mafia. Si scrive “‘ndràngheta” quando si tratta veramente di ‘ndràngheta. Il resto è solo pessimo giornalismo basato sulla mistificazione del reale. Che non fa che mimetizzare la Mafia e la ‘ndràngheta, come si trattasse di semplice malavita.

Unica cosa giustamente messa in evidenza dal Fatto quotidiano è che a Farnese alle minacce e agli atti intimidatori ha tenuto testa un ottimo e coraggioso amministratore, l’ex sindaco: Dario Pomarè.

Ernie Souchak


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13 agosto, 2015

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