Farnese – Atti intimidatori contro il sindaco di Farnese, al via il processo ai tre allevatori sardi Antonio, Marco e Paolo Pira. Il primo è il capofamiglia 77enne, gli altri due sono i figli di 40 e 48 anni.
Tre le parti offese, tra cui l’ex sindaco Dario Pomarè, parte civile con l’avvocato Elisabetta Centogambe.
Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei. Nel frattempo sono passati tre anni da quando sono stati rinviati a giudizio, il 4 ottobre 2017, dal gup Savina Poli, al termine dell’udienza preliminare nel corso della quale si è costituito parte civile l’ex sindaco Dario Pomarè.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio, furono arrestati il 28 luglio 2015 dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Terra Madre.
Nel corso dell’udienza, il giudice ha dato incarico a un perito di trascrivere le intercettazioni ritenute utili ai fini del processo, riservandosi la nomina di un traduttore di lingua sarda, dal momento che alcune conversazioni sarebbero in dialetto stretto.
Accusati di atti persecutori, furti aggravati, abigeato, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, il precedente mese di febbraio all’ex sindaco Dario Pomarè avrebbero abbattuto 160 olivi e massacrato a bastonate i cani.
L’accusa ha chiesto l’acquisizione del fascicolo fotografico dell’incendio del motocoltivatore e del casolare, custodito in un dischetto che sarebbe tuttora conservato presso la caserma della stazione dei carabinieri di Farnese.
Quello di Pomarè, secondo l’accusa, sarebbe stato solo il primo di una lunga lista di nomi, tra amministratori e cittadini, “colpevoli”, per i tre, di aver firmato la riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li avrebbe costretti a perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.
L’avvocato di parte civile, Centogambe, ha chiesto l’acquisizione tra le prove delle foto dei luoghi che hanno dato origine all’incendio e dei mappamenti gps relativi alla posizione della macchina degli imputati che, non sapendo di essere intercettati tramite delle cimici sulle vetture, avrebbero fatto delle affermazioni vedendo Pomarè che stava uscendo dal Comune.
Il primo avvertimento è arrivato il 19 febbraio 2015, quando all’ex sindaco è stato raso al suolo un intero uliveto, 160 piante abbattute e non solo. Gli è stato incendiato un casale agricolo, un trattore e un rimessaggio. Poi sono stati uccisi animali da cortile e due cani da caccia.
Dopo Pomarè, avrebbero potuto esserci altre vittime, ma l’intervento dei carabinieri lo ha impedito. I tre, sempre secondo l’accusa, avrebbero voluto compiere altri atti intimidatori nei confronti del resto dei firmatari della lista, una quarantina di persone in tutto da punire una per una.
Un atto intimidatorio che non ha avuto precedenti in tutta la provincia. Le indagini sono state portate avanti grazie a intercettazioni ambientali che hanno permesso di orientare le indagini verso i tre pastori.
I primi due testimoni dell’accusa saranno sentiti all’udienza fissata alle ore 14 del prossimo 20 maggio.
Durante le perquisizioni sono stato trovati scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del genere proibito, un puntatore laser notturno.
Al termine dell’inchiesta furono denunciate a piede libero altre tre persone, due per detenzione abusiva di armi e un’altra perché, secondo le investigazioni, avrebbe fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni legate agli atti intimidatori.
Silvana Cortignani
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