Farnese – Cani dell’ex sindaco di Farnese uccisi a bastonate, chiesta la condanna a tre anni e mezzo dei fratelli Marco e Paolo Pira e del padre Antonio. Ma solo per furto.
Tre anni e mezzo. Ma non per la morte dei due due cani da caccia barbaramente uccisi assieme a diversi animali da cortile di Dario Pomarè, parte civile con l’avvocato Elisabetta Centogambe. La morte delle bestiole resterà senza colpevoli o innocenti.
Né per il casaletto dell’ex sindaco dato alle fiamme e per la devastazione dell’oliveto. Né per la macchina bruciata.
Niente più stalking e altri reati, la maggior parte dei quali estinti per prescrizione.
A distanza di otto anni dai fatti avvenuti nella primavera del 2015 e dall’arresto dei Pira nell’operazione Terra Madre, scattata a fine luglio 2015 con il blitz dei carabinieri nelle campagne dell’Alta Tuscia, restano in piedi soltanto due furti, messi a segno ai danni di altrettanti agricoltori di Farnese.
Il giudice, sentiti pm, parte civile e i difensori Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio, ha rinviato a luglio per repliche e sentenza.
“Gli olivi abbattuti li ho rifatti, i cani uccisi a bastonate li ho persi per sempre”. Era l’udienza del 15 gennaio 2021 quando ha raccontato così, con la voce ancora spezzata dall’orrore, il ritrovamento di due dei suoi tre cani massacrati a bastonate la mattina del 19 febbraio 2015 l’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè.
“Io e mio figlio – ha proseguito – siamo andati in campagna e per prima cosa abbiamo visto un noce grandissimo abbattuto e l’oliveto tagliato per un totale di circa 160 alberi. Avevano tagliato gli olivi centenari con la motosega e a ciocco quelli di 20-30 anni. Poi abbiamo visto cosa avevano fatti ai cani, che per me che sono cacciatore sono persone di famiglia, massacrati a bastonate con un manico di zappa: una segugia maremmana e una jack russel che faceva la guardia alla volpe perché non attaccasse il pollaio”.
Il terzo cane, che era riuscito a scappare, è tornato con un ematoma sul collo, ma è sopravvissuto alla strage. Abbiamo trovato morte ammazzate anche tutte le galline – ha proseguito – e poi il trattore, il casale e il ricovero agricolo dati alle fiamme, devastati”.
La notte tra il 20 e il 21 febbraio gli hanno dato fuoco alla macchina sotto casa: “C’era vicino un bombolone, se non se ne fosse accorto un vicino, saremmo esplosi tutti in aria”.
“Noi siamo capaci di fare dispetti anche con la morte”, avrebbe detto la moglie di Antonio Pira alla moglie di Pomarè. “Ovviamente non davanti a testimoni”, ha sottolineato l’ex sindaco, tuttora molto provato per quello che gli è successo quel maledetto mese di febbraio di otto anni fa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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