Viterbo – (s.m.) – Fermi tutti: parla Giuseppe Aloisio.
A giugno l’ex direttore generale della asl di Viterbo risponderà in aula alle domande di magistrati e avvocati. Sulla data, la difesa dell’ex dg avrebbe raggiunto un accordo con pm e tribunale dopo l’udienza di venerdì.
Sul numero uno della asl dal 2005 al 2009, pendono 15 capi di imputazione per turbativa d’asta, corruzione, concussione (nell’ipotesi più lieve di induzione indebita a dare o promettere utilità), falso e abuso d’ufficio.
Sarebbe il primo confronto pubblico tra Aloisio e i magistrati titolari della maxinchiesta asl Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma. Coi pm, l’ex dg aveva già parlato in un interrogatorio fiume durato 10 ore e spezzato in due incontri. Colloqui naturalmente a porte chiuse e solo tra gli inquirenti, l’ex direttore e i suoi legali Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro. Era il periodo rovente del post-inchiesta: la procura aveva appena chiuso i due filoni d’indagine sull’appaltopoli all’ombra della Cittadella della salute, svelando 10mila pagine di atti in cinquanta faldoni.
Un lavoro monumentale e tre magistrati impegnati per tre anni, che la difesa di Aloisio paragonò alla “montagna che partorisce il topolino”. “Se le tante energie profuse fossero state impiegate sull’inchiesta di Belcolle, dal dottor Aloisio attivata subito dopo il suo insediamento, forse, oltre che le casse dello stato anche i cittadini oggi starebbero meglio”, scrivevano i legali dell’ex dg in una lettera dopo il fine indagini.
Tra ieri e oggi, un’udienza preliminare, un rinvio a giudizio collettivo, una costola del maxiprocesso chiusa con condanne da 3 a 4 anni e il maxiprocesso in corso. Aloisio non è mai stato presente in aula, ma i suoi legali assicurano che all’interrogatorio non mancherà. “E’ doveroso”, commenta all’uscita dal tribunale l’avvocato Santoro, convinto, insieme al collega Alessandro Diddi, che non siano emersi elementi a carico di Aloisio, al di là dell’astio di molti ex dirigenti.
Prima dell’ex dg parleranno altri imputati che hanno molto da spiegare.
Giovanni Luca Parroccini, responsabile di un’agenzia interinale che avrebbe fornito personale alla asl per gli sportelli polifunzionali al pubblico, secondo i pm, su richiesta di Aloisio, che avrebbe usato quelle assunzioni come serbatoio di voti per la moglie candidata alle elezioni: corruzione e turbativa d’asta.
Oppure, gli imprenditori della sanità (e non solo) Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio, accusati di una truffa da più di 20 milioni di euro con i presunti rimborsi illeciti alla casa di cura di Nepi. Ne risponde anche il responsabile del reparto di riabilitazione della struttura Francesco Pesce Delfino.
E ancora, Ferdinando Selvaggini, un tempo impiegato al centro elaborazione dati della asl, arrestato due volte con le tangenti in mano. In udienza ha già parlato, ma solo sul filone delle convenzioni con le asl di Rieti e Roma H, accusando uno degli imprenditori imputati – Alfredo Moscaroli – di essere il regista del sistema tangenti.
Parroccini, Angelucci, Pesce Delfino e Selvaggini parleranno a maggio. Aloisio a giugno, in un’unica udienza interamente dedicata a lui.

