Viterbo – “Angela Birindelli va reintegrata, perché come ha stabilito il tribunale non andava licenziata”. Pierluigi Bianchi, commissario dell’Ater fino al 15 novembre, parla dopo la sentenza del giudice del lavoro che ha dichiarato “illegittimo” il licenziamento dell’ingegnera dall’ente di via Garbini, e le ha riconosciuto un’indennità risarcitoria pari alle mensilità lorde che avrebbe dovuto percepire dal 2014 a oggi.
Nel procedimento l’Ater si è costituita, “ma – spiega Bianchi – ha tentato una transazione che la regione non ha poi reso possibile. Ma andava fatta, visto l’esito della sentenza e perché quella tra Gigli e Birindelli è stata una vicenda incresciosa che non sarebbe mai dovuta iniziare”. Poi anticipa. “Se dovessi essere confermato commissario, potremmo impugnare il risarcimento che ammonta sui 250mila euro. Una cifra eccessiva”.
Bianchi, l’Ater impugnerà la sentenza?
“Non so dirlo, perché sono decaduto da commissario il 30 settembre scorso e la regione non ha ancora fatto le nuove nomine. Ho avuto una proroga fino al 15 novembre, ma ora non so quale sia la mia posizione all’interno dell’Ater e quale sia la posizione dell’azienda. Manca l’organo di indirizzo e controllo politico, e in questa fase c’è solo il direttore generale Fabrizio Urbani. Se impugnare o meno la sentenza del giudice del lavoro su Angela Birindelli è una decisione che dovrà prendere il nuovo commissario con il dg”.
Se la regione la dovesse confermare, che farà?
“Alla sentenza va data esecuzione, e per questo reintegrerei subito Birindelli. Lo ha stabilito il giudice, e l’ente non può essere inadempiente. Non può incorrere in sanzioni o in comportamenti contrari al dipendente. Ma se nella sentenza ci sono motivi d’appello, va impugnata. La mia riflessione si concentra prevalentemente sull’indennità risarcitoria che, secondo il giudice, spetta a Birindelli. Perché la cifra non è esigua”.
Il risarcimento potrebbe dunque essere un motivo d’appello?
“Penso proprio di sì, perché il riconoscimento di tutte le mensilità dal 2014 a oggi mi sembra un po’ eccessivo”.
A quanto ammonta il risarcimento, anche questo immediatamente esecutivo?
“I funzionari Ater guadagnano 60, 70mila euro all’anno. A Birindelli andrebbero tre anni e mezzo… più o meno il risarcimento ammonta sui 250mila euro”.
Nel processo l’Ater è rimasta in giudizio per chiedere la conferma del licenziamento di Birindelli, perché?
“Il mandato l’aveva conferito l’ex direttore generale Ugo Gigli, che quando ha compiuto l’atto era rappresentante legale dell’ente. L’ha fatto come Ater, e difronte a un provvedimento del genere l’azienda deve continuare a difendere la propria posizione. Durante il giudizio abbiamo comunque tentato una transazione, che secondo me visto l’esito della sentenza andava fatta. Ma non ci siamo riusciti”.
Cosa prevedeva la transazione?
“Il reintegro di Birindelli, che per un periodo non avrebbe lavorato all’Ater di Viterbo ma in un altro ente pubblico. E la rinuncia al risarcimento dei danni morali e a ogni forma di indennità delle mensilità non corrisposte. Un reinserimento graduale, per evitare un rientro traumatico”.
E perché non è andata a buon fine?
“In un primo momento la regione, e questo è scritto e documentato, aveva dato il suo assenso alla transazione. Ma dopo aver inviato la bozza della delibera per l’approvazione, c’è stato da parte della regione, sempre per iscritto, un radicale cambio di posizione che non ha più reso possibile la transazione, nonostante ci fosse stata anche una trattativa. Nella difficile vicenda Gigli-Birindelli ho sempre cercato di avere una posizione equilibrata nei confronti dell’uno e dell’altra. Ma non so se tutti hanno fatto lo stesso, so solo che si è trattata di una vicenda incresciosa che non sarebbe mai dovuta iniziare”.
Secondo lei Birindelli non andava licenziata?
“Lo dice il giudice del lavoro che non andava licenziata, anche perché è stata licenziata senza che io e la regione lo sapessimo”.
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