Viterbo – Demansionamento e mobbing all’Ater, due processi in uno e torna a testimoniare la “vittima” Birindelli. “Il politico non fa un lavoro, ha sempre le valigie in mano”, ha detto la funzionaria in merito al suo rientro alle case popolari dopo l’esperienza alla Regione Lazio.
“Quando si sono incrinati i rapporti con Ugo Gigli?”, le ha chiesto la nuova legale dell’ex direttore generale finito a processo con una dipendente. “Nel 2010, per la diversa appartenenza politica – ha detto l’ingenera 47enne di Bolsena, ribadendo le affermazioni rilasciate all’udienza del 4 ottobre 2016 – io nel centrodestra, lui già candidato presidente della provincia con una lista a sostegno del Pd e poi assessore provinciale per il centrosinistra”.
L’ex direttore generale Ugo Gigli accusato di falso, diffamazione, soppressione di documenti, calunnia e abuso d’ufficio è comparso davanti al nuovo collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone che, stante la diversa composizione, è ripartito dall’ammissione prove, riascoltando l’ex assessore regionale e ingegnere delle case popolari Angela Birindelli e l’ex presidente Ater Maria Gabriela Grassini, entrambi parte civile contro l’ultrasettantenne imputato, ormai da tempo in pensione. Parte civile anche l’Ater, presente anche come responsabile civile.
Con l’occasione, i magistrati hanno accolto la richiesta di unificare al procedimento principale il successivo rinvio a giudizio di Gigli, risalente allo scorso mese di febbraio, in seguito al ricorso in cassazione vinto dalla procura contro il non luogo a procedere per tre capi di imputazione per abuso d’ufficio disposto il 10 luglio 2015 dal gup al termine dell’udienza preliminare.
“Da giugno 2010 a ottobre 2012 sono stata fuori dall’Ater, in seguito alla nomina ad assessore regionale all’agricoltura. Quando sono rientrata, non mi è stato riassegnato il mio ufficio, nonostante fosse libero. Per una ventina di giorni mi sono dovuta appoggiare alla scrivania di un dipendente in ferie, senza computer e senza alcun incarico. Situazione che è andata avanti per diversi mesi”, ha spiegato alla difesa di Gigli la funzionaria.
A fronte dell’accusa di un ingiustificato demansionamento, la legale di Gigli ha chiesto se il suo rientro a ottobre 2012 fosse programmato. “Il politico non fa un lavoro, ha sempre le valigie in mano”, ha replicato l’ingegnera. Alludendo alle dimissioni in blocco della giunta Polverini dopo lo scandalo della “rimborsopoli” regionale che nel 2012 ha travolto l’ex capogruppo del Pdl Franco “er Batman” Fiorito (e non solo).
“Perché non è ricorsa al tribunale del lavoro invece di sporgere denuncia?”, ha insistito la difesa. “Perché non ho fatto in tempo”, la risposta.
E poi di getto la spiegazione: “Il 6 giugno 2013 è arrivata la prima sanzione disciplinare, con sospensione di dieci giorni. Quel giorno ho avuto un malore e sono finita al pronto soccorso, dove mi hanno dato quindici giorni di riposo. A settembre sono stata ricoverata a Belcolle per altre ragioni. E nel frattempo il professor Antonio Maria Lanzetti, cui mi sono rivolta, mi ha diagnosticato una malattia dovuta alla situazione lavorativa. Allora ho affidato tutta la documentazione al mio sindacato, l’Ugl, perché agisse per mio conto. Gigli ha rifiutato un incontro di chiarimento e la vicenda ha preso altre strade“.
Si torna in aula il 19 settembre.
Silvana Cortignani
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