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Femminicidio-suicidio a Orte - Il ricordo struggente di Antonio Tabacchi, il papà della 28enne di Vasanello uccisa un anno fa dal suo ex fidanzato

“Silvia trovò un mostro che aveva programmato ogni dettaglio…”

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Femminicidio-suicidio a Orte - Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte – Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte - Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte – Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello - La madre Beatrice e il padre Antonio

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello – Mamma Beatrice e papà Antonio

Orte - L'auto del femminicidio - suicidio

Orte – L’auto del femminicidio – suicidio

L'incontro per Silvia Tabacchi

L’incontro per Silvia Tabacchi

L'incontro per Silvia Tabacchi

L’incontro per Silvia Tabacchi

L'incontro per Silvia Tabacchi

L’incontro per Silvia Tabacchi

Viterbo – “Era allegra, autoironica, contagiosa, trasparente. La sua anima era un libro aperto”. Silvia Tabacchi, la 28enne di Vasanello uccisa un anno fa dall’ex Francesco Marigliani che si poi suicidato, vive nel ricordo di chi l’ha messa al mondo, di chi l’ha amata, di chi l’ha conosciuta. Vive nel ricordo di mamma Beatrice e di papà Antonio, del fratello Fernando e del fidanzato Valerio.

A Silvia è stato dedicato anche un concorso rivolto agli studenti, che scadrà il 20 maggio prossimo. Rientra nel progetto Un pesce in una biglia, ideato da Maria Elena Piferi e curato dalla onlus Donna Olimpia. E durante l’ultimo incontro Antonio Tabacchi, il papà di Silvia, ha letto una lettera intensa e struggente.

“Questa riflessione – ha esordito – è stata l’occasione di dare forma ai pensieri che mi hanno tormentato finora, a partire da quel triste giorno di marzo di un anno fa. È una riflessione sul femminicidio ma anche sull’amore, e sull’importanza della responsabilità. È un ricordo di Silvia, che per noi è sempre presente, un ricordo di come lei era. E infine è un tentativo di risposta alla domanda che mi sono fatto ogni giorno in quest’anno trascorso: come è stato possibile? Come può un uomo essere capace di tanto orrore?”.

Ci sembra impossibile quello che è successo a Silvia…
“A me, a sua madre e a suo fratello sembra spesso di vivere in un universo parallelo, in una dimensione irreale, tanto ci sembra impossibile quello che è successo a Silvia. E ci capita altrettanto spesso di sorridere ricordandola, come se lei stesse ancora qui, perché ci ha dato così tanti momenti di felicità e allegria che è impossibile non continuare a riviverli. Perché Silvia era allegra, era autoironica, era contagiosa, era trasparente, la sua anima era un libro aperto. Passavamo buona parte del tempo a scherzare. Eravamo felici insieme. Lei era molto felice anche con i suoi amici, ma, a volte, dava buca agli amici per venire al cinema con me e con la madre, anche i sabati sera, o per seguirci se andavamo a Viterbo o a Roma per passeggiare. Perché si divertiva con noi, la adoravamo e ci adorava”.

Silvia era sensibile…
“Silvia non ha mai mancato di rispetto a qualcuno, era sensibile, amava anche tutti gli animali. Silvia si impegnava nello studio e ha sempre ottenuto il massimo dei voti in tutti i gradi del suo percorso scolastico e universitario, ma diceva che era fortuna, che lei non era così intelligente. Così mi trovavo spesso a doverla convincere che invece no, che lei era intelligente, ma così umile da non volerlo riconoscere. Perché era originale, profonda e creativa. Sapeva scoprire analogie e relazioni inedite tra le cose, e scriveva benissimo. Scelse la facoltà di Lettere perché sapeva riconoscere il manifestarsi dell’arte in tutte le sue forme”. 

Due giorni prima prima di morire…
“Lei ha sempre amato i Peanuts, da quando era piccola. E dei Peanuts Silvia parlò anche due giorni prima della morte. Doveva presentare un argomento culturale a scelta in lingua inglese nell’ambito del master che stava frequentando a Roma, e scelse di parlare dei Peanuts. Quel venerdì terribile di un anno fa, tornato a casa, rimasi a lungo nella sua camera, e sulla sua scrivania c’era un libretto che conteneva una raccolta di strisce dei Peanuts, che evidentemente Silvia aveva consultato per preparare la sua presentazione. Si intitolava: ‘Essere liberi di pensare fuori dagli schemi … ma sentendosi responsabili del mondo’. Cioè esattamente come era Silvia, originale, creativa, e con un senso acuto di responsabilità per tutte le creature e per tutto ciò che accadeva intorno a lei. Quel libricino sulla sua scrivania mi sembrò un segno del destino, la sintesi perfetta della sua personalità”.

Come è stato possibile?
Da quel venerdì terribile di un anno fa, io ogni giorno mi sono chiesto incessantemente come l’ex fidanzato abbia potuto fare a Silvia quello che ha fatto. Non riuscivo a capire. È qualcosa che sfugge all’umana comprensione. Silvia era affezionata a lui ma lo aveva lasciato perché col tempo aveva capito di non poter essere se stessa con lui, aveva intravisto nel suo cuore un’ombra, un’oscurità, senza capire cosa ci fosse dentro. Nessuno di noi l’ha capito fino in fondo. Lui appariva un ragazzo molto intelligente, era molto informato su qualunque argomento. Era uno che curava ogni dettaglio, come si è visto purtroppo. Era però spesso opprimente, freddo e duro con Silvia.

Qualche tempo prima che si separassero ricordo che avevo parlato con Silvia di cosa fosse l’amore. Le dissi quali erano secondo me i requisiti dell’amore, come profonda esperienza dell’anima. Mi disse francamente, come sempre, che anche se provava affetto per il fidanzato quelle cose che le dicevo io non c’erano. Credo sentisse già che aveva diritto all’amore, che non doveva rinunciarci, che era ancora in tempo per trovarlo”.

La separazione…
“I fatti avvennero nella seguente successione. Silvia lasciò il fidanzato a settembre 2016, ma tornò insieme a lui subito dopo, perché soffriva a lasciarlo. Intorno a Natale pensai che ormai tutto si fosse ricomposto tra loro e lo dissi una sera a Silvia, ma lei ci disse chiaramente che le faceva paura un futuro con lui e che lo avrebbe lasciato definitivamente appena lui avesse dato gli esami invernali, perché non voleva distrarlo mentre si preparava. Così a fine gennaio, inizio febbraio lo lasciò definitivamente, anche se lui probabilmente aveva, già da prima, intuito la fine. Silvia voleva gestire la separazione, come da sua indole, non facendolo soffrire, parlandogli, aiutandolo a superare quel momento nel modo migliore. Per lei quella decisione fu molto difficile e quei mesi furono di grande sofferenza”.

Il nuovo amore…
“In quel periodo però Silvia scoprì l’amore per un caro amico di vecchia data. Ciò le dette la forza di restare questa volta ferma nella sua scelta. Il 12 marzo si fidanzò con quello che riteneva l’uomo della sua vita, Valerio. Il giovedì 16 di marzo Silvia rimase con me a Roma e mi raccontò quanto fosse felice. Mi disse che questo ragazzo aveva il suo stesso carattere, che tra loro c’era grande affinità, che lui le aveva detto che capiva la sua situazione psicologica e la avrebbe attesa tutto il tempo a lei necessario per liberarsi dal passato. Le aveva detto che avevano a disposizione tutto il tempo del mondo. Così decisero di aspettare a rendere pubblico il loro fidanzamento, fatti salvi i genitori e gli amici intimi, a cui entrambi lo dissero subito”.

L’ex voleva vederla per l’ultima volta…
“Quel giovedì sera l’ex fidanzato la chiamò, disse che voleva vederla per l’ultima volta, che stava programmando un futuro felice per se stesso. Silvia ci ha creduto, e anch’io e mia moglie. Eravamo tutti troppo felici per come la situazione si era positivamente risolta per entrambi, da non pensare minimamente al pericolo. Del resto lei aveva incontrato l’ex altre due o tre volte dopo la separazione, e sempre pacificamente. Informò il nuovo fidanzato, andò il giorno dopo a quell’incontro e al posto della persona che credeva di conoscere trovò un mostro, che aveva programmato ogni dettaglio.

Immagino il profondo dolore dei familiari di lui. Chi ha fatto questo non può essere il ragazzo che essi amavano.

Non sapremo mai cosa è passato nella sua testa. Sappiamo solo che ha lasciato una lettera agghiacciante in cui cancella la realtà e la riscrive secondo il suo delirio.

Come può un uomo essere capace di un simile orrore? Dopo un anno di ricerca dei perché mi sono dato le seguenti risposte e credo che le ragioni siano le stesse che ricorrono in tanti casi analoghi. Credo che l’ex fidanzato di Silvia abbia sentito, dopo essere stato lasciato, una pulsione incoercibile a cancellare Silvia e la sua scelta, come secondo me rivela anche la delirante lettera da lui lasciata. Tra quella pulsione e la sua messa in atto non c’è stata nessuna barriera, nessun giudizio morale che lo trattenesse.

Non sappiamo come quella pulsione si è fatta strada in lui, in un modo così devastante. Ma so che tre roccaforti nel profondo dell’anima di un uomo dovrebbero bloccare una simile atroce dinamica. Tre pilastri dell’umano che ci rendono persone civili e che in colui che arriva a uccidere sono già tutti crollati contemporaneamente o non ci sono mai stati”.

Le tre roccaforti…
“Il primo pilastro è la capacità di sentire l’intima dignità di ciascun essere umano e il profondo rispetto che a ogni essere umano è dovuto. A Silvia, come a tante altre donne, non è stata riconosciuta nessuna dignità e nessuna libertà, né autonomia di scelta. Silvia non lo sapeva, ma si trovava in una prigione dalla quale non era prevista possibilità di uscita.

Il secondo pilastro è la capacità di controllo delle pulsioni e degli istinti, la cui assenza è anche figlia di un tempo in cui ogni pulsione deve essere immediatamente soddisfatta, un tempo che ha dichiarato ‘l’assoluta dittatura degli istinti e delle emozioni sulla verità e la ragione’, come ha recentemente detto il parroco che a Milano ha officiato al rito funebre di Jessica. Quella pulsione a cancellare Silvia e la sua scelta esigeva soddisfazione senza nessun possibile ostacolo.

Il terzo pilastro è la capacità di giudizio morale, cioè la disposizione dell’uomo a sottoporre le proprie azioni al vaglio della propria coscienza, che è quella cosa che ti aiuta a distinguere il bene dal male e ti fa scegliere il bene.

Ecco, senza questi tre pilastri, rispetto della dignità umana, controllo delle pulsioni, capacità di giudizio morale, un uomo perde la sua umanità e può trasformarsi in mostro. Sono i pilastri su cui costruire il percorso di formazione di uomini migliori. Questi tre pilastri hanno bisogno oggi di essere irrobustiti, sostenuti a tutti i livelli, nelle dinamiche economiche, politiche, della comunicazione, della formazione, della famiglia e della persona. Chiunque li indebolisce, volente o nolente, si rende responsabile delle conseguenze, tanto più responsabile quanto più è alto e influente il livello in cui agisce. Io credo che portiamo tutti sulle spalle una grande responsabilità, perché tutto dipende da ciascuno di noi, ciascuno per quanto può fare nel suo ambito, grande o piccolo che sia”.

L’amore…
“L’amore inteso come percorso di conoscenza e arricchimento interiore, di formazione sentimentale e morale, di libertà ed espressione di sé, può essere via d’accesso privilegiata a valori solidi e profondi, perché dovrebbe essere la più grande forma di scoperta dell’altro e di se stessi, e non quel terreno insidioso in cui una donna può anche rischiare la vita. 

Quell’amore che Silvia cercava e non ha potuto vivere.

L’amore è un’esperienza unica, mediante la quale la tua anima incontra un’altra anima e attraverso quell’incontro conosce finalmente se stessa. Amare qualcuno significa perciò essere felice anche del solo fatto che quella persona esista, anche se non dovesse essere più tua. Essere riconoscente, perché quella persona ti ha fatto battere il cuore e ti ha fatto scoprire chi sei. Niente di più lontano dal desiderio di ucciderla o farle male.

Va anche detto che, se il male è profondo, è altrettanto vero che il mondo è pieno di persone straordinarie. Dopo la nostra tragedia tante persone che neanche conosciamo si sono raccolte intorno a noi nel dolore. L’hanno fatto per solidarietà, ma anche perché, credo, hanno voluto dire con forza che questo male insensato non può abitare la natura umana. Che l’uomo anela al bene. E tuttavia la storia insegna che l’uomo può arrivare a capovolgere i valori ed essere anche estremamente disumano. Occorre forte coscienza morale per resistere in quelle situazioni e restare aggrappato alla propria umanità”.

Una strage infinita…
“Centocinquanta donne circa uccise ogni anno è una strage infinita. Il punto non è se questo numero è alto o basso, se è sopra o sotto qualche media statistica. Il punto è che è inaccettabile per la coscienza civile. Inaccettabile perché insensato. Inaccettabile perché non si può essere uccisi, il più delle volte, proprio dalla persona che afferma di amarti. Ogni omicidio è una catastrofe. Lascia devastazione. Ma dietro a ogni evento catastrofico che accade in una società ci sono sempre centinaia di incidenti meno gravi che non sono sfociati in catastrofe. E dietro ogni incidente accaduto ci sono centinaia di situazioni di pericolo in cui la violenza magari non si è verificata solo perché non si sono determinate condizioni idonee a scatenarla. I 150 femminicidi sono quindi la punta di un male profondo, di un iceberg formatosi grazie all’esistenza, nelle pieghe della società, di cultura e valori distorti che vanno aggrediti. Ma non è certo un compito facile. Questi fenomeni si contrastano non con azioni isolate, ma con un sistema di azioni. Che vanno dalla sfera normativa all’individuazione delle situazioni di pericolo e alla sorveglianza. Dall’informazione all’assistenza, dalla comunicazione alla formazione, dalla prevenzione alla sanzione. Centrali restano cultura e valori, perché parliamo di forme di violenza che hanno come retroterra il maschilismo, la mancanza di rispetto della dignità umana, la concezione dell’amore come diritto assoluto di proprietà sulla donna. A meno che non ci liberiamo del problema affermando ogni volta che si è trattato di follia, squilibrio mentale. Qualche volta sarà così, ma io non credo che sia sempre così”.


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21 aprile, 2018

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