Viterbo – Una tomba da poco scoperta. È l’impressione che si ha entrando nelle sale in allestimento della mostra dedicata a Tutankhamon e all’antico Egitto che aprirà le porte a città e visitatori a partire dal primo luglio. Fino al 28 ottobre. A Palazzo dei Papi, piazza San Lorenzo, Viterbo.
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Una mostra che, discussioni filologiche a parte sul valore della copia rispetto al vero, è bella prima ancora d’essere allestita. Ieri mattina sembrava infatti una tomba appena scoperta. L’allestimento in corso dava proprio questa impressione. Operai e specialisti al lavoro. Molti di loro parlano arabo. Coordinati da archeologi egiziani. Sembrava il set di un film sulla scoperta della tomba di Tutankhamon.
“Abbiamo voluto giocare la carta più importante dell’Egitto – ha detto Giacomo Barelli della Fondazione Caffeina -. Quella dei faraoni. Una mostra che porta a Viterbo oltre 250 pezzi in scala uno a uno in replica totale capace di comprendere tutti i periodi, dal basso all’alto regno. La mostra ha inoltre una valenza fortemente didattica. Gli studenti potranno vedere tutti quanti insieme manufatti identici all’originale. Per farlo, in originale, avrebbero dovuto girare tre o quattro musei. Credo che in Italia sia la prima volta che si ha un panorama completo di quelle che sono le antichità egizie”.
La mostra è stata voluta dalla Fondazione Caffeina e dalla Società italiana di beneficienza di Eugenio Benedetti. Con il supporto della diocesi di Viterbo, il sostegno dell’ambasciata italiana al Cairo e dell’ambasciata egiziana in Italia. Infine, con la benedizione della Farnesina e il buon auspicio che le relazioni tra Egitto e Italia possano consolidarsi a dovere. La mostra sancisce infatti un’operazione diplomatica di ridefinizione dei rapporti tra i due Paesi con Viterbo protagonista. Grazie alla diocesi, che nelle scorse settimane ha inaugurato un nuovo itinerario religioso, sulle orme della Sacra Famiglia (Gesù, Giuseppe e Maria, la fuga in Egitto), che attraversa uno degli snodi geopolitici chiave della crisi medio orientale. Vale a dire Israele, Palestina ed Egitto. E grazie in particolar modo alla Fondazione Caffeina che ha fatto da regia a tutto questo. Guidata in tal senso da Eugenio Benedetti che negli anni ’70 e ’80 era uno dei pochissimi occidentali a firmare contratti e dialogare con la Cina comunista e i regimi socialisti dell’est Europa. Non uno qualunque.
Alla mostra, oltre a quello dell’antico Egitto che si potrà respirare già da domani, appartiene anche questo clima. Internazionale. Con Viterbo al centro. Non una cosa qualsiasi.
“La mostra – ha spiegato l’archeologo Gianluca Golino – è un viaggio cronologico nell’antico Egitto. Si inizia con l’epoca pre dinastica, fondamentale perché è la culla di tutto quello che verrà dopo. Ci focalizziamo poi su una delle cose più famose d’Egitto, vale a dire la tomba di Tutankhamon e il suo tesoro. Una ricostruzione perfetta della camera funebre del faraone”.
Gianluca Golino è un egittologo che lavora al museo egizio di Torino. Ha fornito lui le consulenze necessarie alla mostra, occupandosi delle didascalie di tutti i pezzi.
“Inoltre – ha aggiunto Golino – l’Egitto faraonico non finisce con l’arrivo dei greci e dei romani, come molti pensano. Anche greci e romani, rivendendola in parte, portano avanti la cultura degli egizi, e c’è una sezione apposita della mostra dedicata proprio a quest’aspetto. La stessa cosa vale per la chiesa copta. La mostra termina alla base dell’Egitto moderno, ossia l’epoca islamica. E’ una mostra – ha poi concluso l’egittologo – che rende bene l’idea dell’antica società egiziana. Compresi gli oggetti della vita quotidiana per capire il vissuto anche delle persone meno importanti”.
Daniele Camilli
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