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Tribunale - Manganellate al Sacrario - Il padre dello studente 19enne preso a manganellate alla fermata degli autobus scrive a Tusciaweb

“Bene il ‘no’ del giudice al patteggiamento, si è reso conto della gravità dell’aggressione”

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Viterbo - Botte al Sacrario - Intervento della polizia

Viterbo – Intervento della polizia al Sacrario

Viterbo – “Si è reso conto, il giudice durante l’udienza, della gravità dell’aggressione nei confronti di mio figlio”. E’ il commento di Otello Macrì, padre della vittima, alla decisione del giudice Roberto Colonnello di rigettare la richiesta di patteggiamento a sei mesi concordata con il pubblico ministero dalla difesa del 27enne che lo scorso 27 agosto ha aggredito con un manganello telescopico uno studente 19enne che difendeva la fidanzata alla fermata degli autobus del Sacrario.

“Pena troppo mite rispetto alla gravità dei fatti”. Con queste parole il magistrato ha bocciato ieri a sorpresa la richiesta della difesa. Il processo per direttissima, di conseguenza, è stato rinviato a data da destinarsi e davanti a un altro giudice, dal momento che Colonnello, avendo rigettato la richiesta di rito alternativo, è diventato incompatibile.

Per il momento il padre di Michael, il 19enne che, colpito vicino alla tempia sinistra, ha rischiato grosso, si dice soddisfatto. “Il giudice ha rigettato il patteggiamento dell’aggressore e rimandato a una nuova e prossima causa – scrive Otello Macrì a Tusciaweb – si è reso conto, il giudice durante l’udienza, della gravità dell’aggressione da parte di Simone Faccenda nei confronti di mio figlio. Questa persona deve essere fermata, o aiutata in un luogo appropriato, per lui stesso e per il bene di altre persone”.

In aula, come per l’udienza di convalida del fermo, c’erano i genitori di entrambi, dell’imputato e della vittima. Questi ultimi accompagnati da un avvocato, nonostante abbiano deciso, almeno per il momento, di non chiedere di costituirsi parte civile, il che rappresenterebbe un ulteriore impedimento al patteggiamento, rito che consente la riduzione di un terzo della pena, ma che non prevede la presenza di parti che chiedono un risarcimento. Risarcimento che eventualmente può sempre essere chiesto in sede civile, forti della sentenza di condanna passata in giudicato.

Come già in passato, Otello Macrì non dimostra rancore o desiderio di vendetta. “Al momento sono soddisfatto che il giudice non abbia accolto la richiesta di patteggiamento, considerando la pena troppo mite e inadeguata alla gravità del fatto”, conclude, ringraziando per il sostegno ricevuto. 


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22 settembre, 2018

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