Viterbo – Manganellate alla fermata del bus del sacrario, troppo pochi sei mesi. L’aggressore era pronto a patteggiare una condanna a sei mesi, ma è finita con un nulla di fatto. “Troppo mite la pena rispetto alla gravità del fatto”, ha sottolineato il giudice Roberto Colonnello, rigettando la richiesta e rinviando gli atti al tribunale per la nomina di un altro magistrato, essendo diventato incompatibile in seguito alla severa decisione. Una decisione presa nonostante la vittima, Michael Macrì, non abbia chiesto di costituirsi parte civile.
Sul banco degli imputati Simone Faccenda, il 27enne viterbese che verso le 19 del 27 agosto è stato arrestato dalla polizia per avere bastonato alla testa con un manganello telescopico di metallo uno studente 19enne alla fermata del Sacrario, solo perché gli aveva detto di smetterla di molestare la fidanzata, che stava salendo sull’autobus per Bagnaia.
L’imputato potrà comunque ritentare la carta del patteggiamento quando, in data da destinarsi, sarà chiamato a comparire davanti al giudice cui sarà affidato il seguito del processo per direttissima.
La vittima, a causa della violenza dei colpi ricevuti, perse i sensi e fu portata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, con una prognosi di 21 giorni. “Per una settimana il ragazzo è stato costretto a ingerire solo liquidi, avendo problemi di masticazione a causa dell’interessamento del nervo mandibolare. Adesso il problema sembrerebbe risolto”, ha spiegato l’avvocato Corrado Cocchi, presente coi genitori, anche se il 19enne non ha chiesto di costituirsi parte civile.
Fin dai primi giorni, sia il 19enne che i familiari si sono dimostrati comprensivi. “Quando i genitori si sono scusati per il figlio, mi hanno fatto pena”, ha scritto in un post su Facebook il padre dello studente quando l’aggressore, dopo la convalida, è stato rimesso in libertà. “Da genitore li capisco. Meglio non trovarcisi mai, da nessuna delle due parti”, ha sottolineato l’uomo.
Anche i genitori del 27enne, difeso dall’avvocato Emanuela Barboni, erano in aula con l’imputato. La legale, prendendo atto della decisione del giudice, ha spiegato: “Il patteggiamento a sei mesi era stato concordato con la pm Eliana Dolce. Si tratta di un rito alternativo al processo ordinario, previsto dal nostro ordinamento, che permette di chiudere in tempi brevi la vicenda giudiziaria, con lo sconto di un terzo della pena. Adesso parlerò con la pm per concordare una pena superiore ai sei mesi, quindi ripresenteremo istanza al prossimo giudice che sarà nominato dal tribunale”.
“Che bel culo che hai”, avrebbe detto alla fidanzata della vittima. E giù botte al ragazzo che l’aveva invitato a stare alla larga, minacciandolo di morte: “Ti faccio sgozzare, ti ammazzo e poi ti scopo la fidanzata”. Il 19enne sarebbe stato aggredito sul pullman e poi fuori. In suo soccorso la fidanzata e un amico 18enne, il cui intervento avrebbe scongiurato il peggio.
Silvana Cortignani
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