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Indagine dei Nas - Sospesi, perché, secondo l'accusa, restavano a casa o svolgevano faccende personali durante l'orario di lavoro - Contestati anche ritardi nelle visite a pazienti gravi e rifiuti nell'eseguire quelle a domicilio

Assenteismo, indagati tre medici della guardia medica di Vetralla

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I carabinieri del Nas - Immagine di repertorio

I carabinieri del Nas – Immagine di repertorio

Vetralla – Sul posto di lavoro arrivavano in ritardo e ne uscivano con ampio anticipo. Durante l’orario di servizio rimanevano a casa o svolgevano faccende personali, come esercitare la professione nel proprio studio privato. Facevano aspettare a lungo anche chi era affetto da gravi patologie e si rifiutavano di eseguire le visite a domicilio, invitando i pazienti a rivolgersi ad altre strutture sanitarie. Il tutto secondo un’indagine dei Nas.

Lavoravano presso il servizio di continuità assistenziale di Vetralla, i tre medici (due uomini e una donna) indagati dalla procura di Viterbo per truffa aggravata ai danni dello stato, rifiuto e omissione di atti d’ufficio. Da ieri sono sospesi dall’esercizio dell’attività medica presso strutture sanitarie pubbliche. Un provvedimento, che va dai tre ai dodici mesi, del giudice per le indagini preliminari di via Falcone e Borsellino, notificato ai tre dai carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità.

I Nas, coordinati dal pm Franco Pacifici, hanno fatto scattare le indagini a giugno 2017. “Nell’inchiesta – spiegano i militari – è stato documentato che i medici si presentavano al lavoro in ritardo e uscivano con ampio anticipo. Durante l’orario di servizio si allontanavano dalla postazione per svolgere faccende personali, come esercitare la professione nel proprio studio privato o rimanere a casa lasciando sulla porta della guardia medica un cartello con i numeri di reperibilità. In alcuni casi la postazione è rimasta sguarnita per gran parte del turno, anche quando il servizio doveva essere coperto contemporaneamente da due medici”.

I tre indagati non solo avrebbero arrecato un disservizio alla collettività ma, potenzialmente, avrebbero messo a rischio anche la salute dei cittadini. Perché, oltre alle assenze ingiustificate, i carabinieri del Nas avrebbero documentato ulteriori episodi. “Come – sottolineano i militati – il ritardo di un medico nell’erogare le prestazioni sanitarie verso chi era affetto da gravi patologie o il rifiuto di eseguire visite a domicilio, invitando i pazienti a rivolgersi ad altre strutture della provincia”.

Da non sottovalutare è pure il danno economico e d’immagine causato alla Asl di Viterbo, che con gli inquirenti ha collaborato sin dalla prima ora. “Episodi come questi – afferma la direzione strategica dell’azienda sanitaria – rischiano di compromettere e appannare i risultati raggiunti in un lavoro quotidiano finalizzato al miglioramento dei servizi erogati e alla più completa presa in carico dei numerosi bisogni di salute della provincia. Un lavoro che, con fatica e passione, la Asl di Viterbo sta portando avanti con i suoi dipendenti, nel rispetto delle regole e consci del ruolo svolto in un settore così centrale come quello del sistema sanitario nazionale. Questo episodio, insopportabile, comunque non fermerà la nostra azione”.

Nonostante la sospensione, da parte del tribunale, dei tre medici, l’azienda sanitaria continuerà a garantire il servizio di continuità assistenziale di Vetralla. A pieno regime, ovvero sia nelle ore notturne (dalle 20 alle 8) che nei giorni festivi e prefestivi (dalle 10 alle 8 del giorno successivo). “La Asl – continua la direzione strategica – condanna fermamente quanto emerso dall’inchiesta e, con ancora più determinazione, procederà nel percorso intrapreso al suo interno a garanzia delle trasparenza e della legalità. Al fine di tutelare la propria immagine e la serietà professionale della stragrande maggioranza dei propri dipendenti e, come in questo caso, dei propri collaboratori”. I tre medici indagati, infatti, come tutti quelli che lavorano presso la guardia medica, non sono dipendenti dell’azienda sanitaria di Viterbo.

“La Asl – conclude la direzione strategica – utilizzerà tutti gli strumenti di sua competenza per fare piena luce su quanto accertato dalla procura e per applicare tutte le misure sanzionatorie che la legge le consente”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 ottobre, 2018

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