Vetralla – Assenteismo alla guardia medica di Vetralla, si è chiuso ieri davanti al collegio con la prescrizione il processo scaturito dalle denunce di una ventina di pazienti infuriati, in cui erano imputati quattro dottori, due uomini e due donne, contro i quali si è costituita parte civile la Asl di Viterbo.
Imputati sospesi nel 2018. Nel mirino della procura della repubblica di Viterbo, sono finiti due medici di 72 e 68 anni e due dottoresse di 60 e 52 anni, tre dei quali denunciati e sospesi nel 2018 e poi rinviati a giudizio nel 2022.
Disagi agli utenti. Tutti e quattro gli imputati erano accusati di truffa aggravata allo stato e anche di interruzione di pubblico servizio, per essersi allontanati ripetutamente dal luogo di lavoro, lasciando la postazione non presidiata, causando disagi agli utenti e turbando la regolarità del servizio prestato. Ai due dottori veniva inoltre contestato il rifiuto di un atto del proprio ufficio, che per ragioni di sanità doveva essere compiuto senza ritardo.
Otto ore di lavoro invece di 448. Uno dei medici, secondo l’accusa, avrebbe segnato ad esempio 38 turni di servizio per un totale di 448 ore, tra giugno 2017 e giugno 2018, prestando effettivamente soltanto 8 ore di lavoro e assentandosi per le altre 440. Con un danno per la Asl di 14.800 euro. Un altro dottore, con lo stesso modus operandi, avrebbe ricevuto indebitamente 12mila euro.
In servizio più tardi e via prima. Più “economiche” le dottoresse, che avrebbero danneggiato la Asl entrambe per somme inferiori ai quattromila euro. Le due dottoresse, ad esempio, che venivano da Roma, avrebbero avuto l’abitudine di arrivare in ritardo e andarsene in anticipo. Uno dei due medici imputati, la sera sarebbe andato presso l’agriturismo dove svolgeva la libera professione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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