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Inchiesta sull'assenteismo - Secondo gli inquirenti, ecco come i tre dottori della guardia medica di Vetralla avrebbero truffato lo stato per oltre 30mila euro

“Io in servizio per 448 ore”… invece ne aveva lavorate solo 8

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I carabinieri del Nas - Immagine di repertorio

I carabinieri del Nas – Immagine di repertorio

Viterbo - La procura

Viterbo – La procura

Vetralla – Nel foglio presenze aveva scritto di aver prestato servizio per 448 ore. Ma ne aveva lavorate solo 8, assentandosi dal posto di lavoro per ben 440 ore. Un danno, quello procurato alla Asl di Viterbo, di 14mila 800 euro.

Lo sostengono gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta sull’assenteismo presso il servizio di continuità assistenziale di Vetralla. La contestazione riguarda uno dei tre medici indagati dalla procura di Viterbo, poi sospesi dall’esercizio dell’attività medica presso strutture sanitarie pubbliche.

Un altro dottore, secondo i carabinieri del Nas, avrebbe invece “sottoscritto l’esecuzione di 428 ore di impegno lavorativo”. Ma avrebbe prestato servizio solo per “69 ore, assentandosi dal luogo di lavoro per 359 ore e determinando un danno per la Asl di circa 12mila euro”. Il terzo medico indagato, una donna, si sarebbe invece assentato, sempre secondo gli inquirenti, per più di 110 ore, procurando alla Asl un danno economico di oltre 3mila 500 euro.

Il pm Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta, gli contesta la truffa aggravata ai danni dello stato. “Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con artifizi e raggiri, consistiti nell’attestare nel foglio delle presenze un orario di inizio e fine del proprio turno di servizio non corrispondente a quello realmente svolto, hanno indotto in errore il personale preposto dall’amministrazione circa l’effettiva presenza a lavoro, procurandosi un igiusto profitto, consistente nella percezione della retribuzione con riferimento a periodi in cui non erano presenti sul luogo di lavoro, con conseguente danno per l’amministrazione”. Amministrazione che era “tenuta a conteggiare l’effettiva presenza a lavoro dei medici per la determinazione del loro compenso”.

I tre dottori sono indagati anche per rifiuto e omissioni di atti d’ufficio. “In qualità di medici – si legge nelle carte d’inchiesta – indebitamente rifiutavano un atto del proprio ufficio, che per ragioni di sanità doveva essere compiuto senza ritardo”. Gli inquirenti hanno documentato diciotto rifiuti.

Secondo i carabinieri del Nas, i tre medici sarebbero arrivati sul posto di lavoro in ritardo e ne sarebbero usciti con ampio anticipo. Durante l’orario di servizio sarebbero rimasti a casa o avrebbero svolto faccende personali, come esercitare la professione nel proprio studio privato. Avrebbero fatto aspettare a lungo anche chi era affetto da gravi patologie e si sarebbero rifiutati di eseguire le visite a domicilio, invitando i pazienti a rivolgersi ad altre strutture sanitarie.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 ottobre, 2018

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