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Tribunale - In aula un investigatore del Nas di Viterbo - In quattro sono imputati di truffa aggravata allo stato e interruzione di pubblico servizio

“Dottori assenteisti alla guardia medica, denunciati da una ventina di pazienti infuriati”

di Silvana Cortignani
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Vetralla – “Dottori assenteisti alla guardia medica denunciati da una ventina di pazienti infuriati”, ha spiegato un investigatore del Nas di Viterbo. È entrato nel vivo ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi il processo a quattro dottori, due uomini e due donne, contro i quali si è costituita parte civile la Asl di Viterbo. Nel mirino della procura della repubblica di Viterbo, sono finiti due medici di 70 e 66 anni e due dottoresse di 58 e 50 anni, tre dei quali denunciati e sospesi nel 2018 e poi rinviati a giudizio nel 2022.


Carabinieri - Nas - Foto d'archivio

Carabinieri – Nas – Foto d’archivio


Tutti e quattro gli imputati sono accusati di truffa aggravata allo stato e anche di interruzione di pubblico servizio, per essersi allontanati ripetutamente dal luogo di lavoro, lasciando la postazione non presidiata, causando disagi agli utenti e turbando la regolarità del servizio prestato. Ai due dottori viene inoltre contestato il rifiuto di un atto del proprio ufficio, che per ragioni di sanità doveva essere compiuto senza ritardo.

Ieri è stato ascoltato il primo testimone dell’accusa, uno dei carabinieri del Nas di Viterbo che si sono occupati delle indagini, che hanno preso il via a fine primavera 2017, in seguito alle segnalazioni di diversi utenti, una ventina, che lamentavano disservizi pesanti presso la guardia medica, che all’epoca aveva sede in locali ricavati nel complesso storico di San Francesco.

Fatte un paio di verifiche, e scoperto tra il 20 e il 21 giugno di sette anni fa che lo stesso medico coordinatore usciva e se ne tornava a casa prima della fine del turno di lavoro, così come il suo collega, i militari chiesero alla procura un supporto tecnologico per agevolare il prosieguo dell’inchiesta. 

“Dal 22 giugno all’11 ottobre 2017, vennero autorizzate delle telecamere nascoste, posizionate proprio sull’unico ingresso della sede condivisa dal servizio di continuità territoriale e dall’Ares-118, grazie alle quali abbiamo monitorato i movimenti dei medici. Quindi abbiamo acquisito i tabulati del traffico telefonico della postazione, scoprendo che le chiamate venivano deviate sul cellulare del medico di turno. Nonché acquisito il registro degli interventi e i fogli delle presenze, compilati successivamente in modo che apparisse tutto regolare”, ha spiegato il teste.

Tra le persone sentite a sommarie informazioni lo stesso direttore generale della Asl di Viterbo, Daniela Donetti, il direttore amministrativo, il coordinatore centrale del servizio dipendente dal dipartimento cure primarie e il medico incaricato della vigilanza.

“Abbiamo anche quantificato il danno erariale e acquisito il regolamento del servizio, scoprendo una nota della Asl in cui veniva chiarito che il medico doveva essere presente per tutto il turno, per gli interventi domiciliari e territoriali e in caso di necessità attivare il 118 per il trasporto del paziente al pronto soccorso”, ha proseguito. 

Uno dei medici, secondo l’accusa, avrebbe segnato ad esempio 38 turni di servizio per un totale di 448 ore, tra giugno 2017 e giugno 2018, prestando effettivamente soltanto 8 ore di lavoro e assentandosi per le altre 440. Con un danno per la Asl di 14.800 euro. Un altro dottore, con lo stesso modus operandi, avrebbe ricevuto indebitamente 12mila euro. Più “economiche” le dottoresse, che avrebbero danneggiato la Asl entrambe per somme inferiori ai quattromila euro. 

Le due dottoresse, ad esempio, che venivano da Roma, avrebbero avuto l’abitudine di arrivare in ritardo e andarsene in anticipo.

Uno dei due medici imputati, la sera sarebbe andato presso l’agriturismo dove svolgeva la libera professione. “Una volta all’ingresso della guardia medica si è presentata una signora straniera sulla cinquantina molto agitata per un familiare che stava male. Siccome non c’era nessun medico, è intervenuto personale del 118 che l’ha seguita a casa, dove poi si è recato il dottore di turno”, ha detto l’investigatore.  

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

La difesa ha puntato sul pessimo stato dei locali che ospitavano la guardia medica: “Le scale erano diroccate, mancavano i presidi, c’era solo un letto di fortuna, non erano accessibili ai disabili, erano praticamente inagibili, una sistemazione temporanea”. 


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17 aprile, 2024

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