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Tribunale - In orario di lavoro serale, secondo l'accusa - Quattro gli imputati, due uomini e due donne

Assenteismo alla guardia medica, uno dei dottori visitava privatamente in agriturismo

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Viterbo - La cittadella della salute

Viterbo – La cittadella della salute, sede della Asl

Vetralla – (sil.co.) – Assenteismo alla guardia medica, riprenderà a novembre il processo scaturito dalle denunce di una ventina di pazienti infuriati, in cui sono imputati quattro dottori, due uomini e due donne, contro i quali si è costituita parte civile la Asl di Viterbo.

Nel mirino della procura della repubblica di Viterbo, sono finiti due medici di 71 e 67 anni e due dottoresse di 59 e 51 anni, tre dei quali denunciati e sospesi nel 2018 e poi rinviati a giudizio nel 2022. L’udienza in programma martedì davanti al collegio è stata rinviata al prossimo autunno.

Tutti e quattro gli imputati sono accusati di truffa aggravata allo stato e anche di interruzione di pubblico servizio, per essersi allontanati ripetutamente dal luogo di lavoro, lasciando la postazione non presidiata, causando disagi agli utenti e turbando la regolarità del servizio prestato. Ai due dottori viene inoltre contestato il rifiuto di un atto del proprio ufficio, che per ragioni di sanità doveva essere compiuto senza ritardo.

Uno dei medici, secondo l’accusa, avrebbe segnato ad esempio 38 turni di servizio per un totale di 448 ore, tra giugno 2017 e giugno 2018, prestando effettivamente soltanto 8 ore di lavoro e assentandosi per le altre 440. Con un danno per la Asl di 14.800 euro. Un altro dottore, con lo stesso modus operandi, avrebbe ricevuto indebitamente 12mila euro. Più “economiche” le dottoresse, che avrebbero danneggiato la Asl entrambe per somme inferiori ai quattromila euro. 

Le due dottoresse, ad esempio, che venivano da Roma, avrebbero avuto l’abitudine di arrivare in ritardo e andarsene in anticipo. Uno dei due medici imputati, la sera sarebbe andato presso l’agriturismo dove svolgeva la libera professione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 marzo, 2025

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