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Operazione Underground - Cocaina nascosta perfino sulla strada del carcere - Lo stupefacente spacciato in tutto il Viterbese a macchia di leopardo

Appuntamento al night club del Poggino e poi a prendere la droga a Mammagialla…

di Silvana Cortignani
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Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Rudenc Medolli

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Rudenc Medolli

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Armand Cuni

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Armand Cuni

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Domenico Pennacchietti

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Domenico Pennacchietti

Viterbo – Banda del narcotraffico sulla rotta Bruxelles-Viterbo, una valanga di cocaina spacciata a macchia di leopardo in tutto il Viterbese tra marzo e luglio del 2016 dimostrerebbe la capacità di fare rete della banda sgominata con gli arresti del 12 maggio. Pusher grandi e piccoli ovunque. Da Viterbo a Montefiascone, Vitorchiano, Sutri, Valentano, Vignanello, Vallerano, Caprarola, Canepina, Orte.

La droga veniva nascosta anche nelle campagne vicino al carcere di Mammagialla dove la sera del 27 maggio 2016 un cliente abituale, che comprava 50 grammi ogni quindici giorni, si è recato con il presunto capobanda albanese Bledar Shtembari detto Bledi e un connazionale.

Il terzetto si era dato appuntamento al solito Star Night Club di via della Meccanica al Poggino, il locale notturno frequentato dagli spacciatori. Per raggiungerli, il cliente ha fatto la strada più scomoda, dalla Teverina, per non farsi notare dalle forze dell’ordine che solitamente pattugliano le vie di maggior transito.

“In strada Mammagialla, l’auto su cui viaggiavano si è fermata in due punti per permettere agli albanesi di prelevare lo stupefacente precedentemente occultato”, si legge nell’ordinanza di cento pagine con cui il gip Vilma Passamonti ha disposto le dodici misure di custodia cautelare dell’operazione Underground, sette in carcere e cinque ai domiciliari.

In un’abitazione di Vallerano sarebbe stato confezionato in dosi lo stupefacente comprato all’ingrosso. Due indagati confezionavano la droga in macchina a Montefiascone, alla Madonna delle Grazie, con delle buste rosse, utilizzando un accendino.

Un business. In alcune intercettazioni gli indagati discutono della possibilità e dei rischi di spacciare cocaina in serata in un locale notturno di Sutri. In altre fanno riferimento a “venti pezzi alla discoteca di Caprarola, ma è meglio in paese”. A fine maggio di tre anni fa il capoluogo si era fatto pericoloso: “Bisogna stare attenti, perché hanno bevuto un po’ di gente a Viterbo”.

Dodici, di cui sette in carcere e cinque ai domiciliari, le misure disposte dal gip Vilma Passamonti. In tutto 23 gli indagati. Un’inchiesta dai grandi numeri quella della Dda di Roma su un presunto traffico internazionale di cocaina tra il Belgio e l’Italia dove, secondo l’accusa, finiva sulle piazze di spaccio della Tuscia.

 

Si sono nel frattempo avvalsi entrambi della facoltà di non rispondere i due albanesi sentiti venerdì a Mammagialla. E’ stato invece rinviato a dopo il weekend l’interrogatorio di garanzia del presunto capobanda albanese Bledar Shtembari detto Bledi. L’uomo, difeso dall’avvocato Franco Taurchini, avrebbe dovuto essere sentito anche lui il 13 giugno, a piazzale Clodio direttamente dal gip Vilma Passamonti, ma siccome è già detenuto a Frosinone per un’altra vicenda di spaccio nella capitale l’interrogatorio è stato rinviato.

Questo lunedì toccherà anche ai quattro indagati ai domiciliari: Angelica Cazzato, Domenico Pennacchietti, Massimiliano Pietrucci e Rudenc Medolli. Saranno sentiti dal gip a Roma.

Dei ventitré indagati, 11 sono albanesi, 7 sono italiani, 3 sono macedoni, uno è bielorusso e uno romeno.

Silvana Cortignani


Media: Fotocronaca: Arresti per droga – Video: Operazione dei carabinieri, arresti per droga


Le misure restrittive

In carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina (Viterbo)
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina (Vt)

Ai domiciliari:
8. Angelica Cazzato, nata a Viterbo l’11.12.1987, ivi residente
9. Rudenc Medolli, nato in Albania il 30.12.1982, residente a Terni
10. Domenico Pennacchietti, nato a Roma il 13.10.1980, residente a Vitorchiano (Vt)
11. Massimiliano Pietrucci, nato a Livorno il 22.07.1964, residente a Soriano nel Cimino (Viterbo)
12. Nehat Zekjirov, nato in Macedonia il 27.08.1985, di fatto domiciliato a Montefiascone (Vt)


Le accuse

I capi di imputazione ai quali devono rispondere a vario titolo gli indagati arrestati, oltre agli art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, sono sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), lesioni personali aggravate (artt. 582, 585 c.p.), porto d’arma da fuoco ( art. 12 e 14 D.lvo 497/1974) ed estorsione (art. 629 c.p.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 giugno, 2019

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