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Operazione Underground - Davanti al gip il 9 marzo gli imputati che hanno scelto il rito che prevede lo sconto di un terzo della pena

Fiumi di cocaina dal Belgio, raffica di abbreviati per la banda dei narcotrafficanti

di Silvana Cortignani
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Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Armand Cuni

Stroncato traffico internazionale di droga – Armand Cuni

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo – Fiumi di cocaina dal Belgio via Albania, raffica di abbreviati per la banda dei narcotrafficanti. Al via il 9 marzo davanti al gip Vilma Passamonti del tribunale di Roma dopo l’okay alla richiesta di giudizio immediato.

Comincia a delinearsi il seguito giudiziario dell’operazione Underground sfociata in 12 misure di custodia cautelare – 7 in carcere e 5 ai domiciliari – il 13 giugno dell’anno scorso più un latitante arrestato in Germania a agosto su un totale di 24 indagati.

La banda sgominata dalle indagini dei carabinieri coordinati dalla Dda di Roma avrebbe importato cocaina dal Belgio transitando per l’Albania, immettendo lo stupefacente, attraverso una rete di pusher, sul mercato di Viterbo e di alcuni centri della provincia, quali Montefiascone, Vitorchiano, Sutri, Valentano, Vignanello, Vallerano, Caprarola, Canepina, Orte.

La droga, una volta giunta nella Tuscia, sarebbe stata tagliata, suddiviso in dosi e posta in barattoli di vetro pieni di riso per preservarla dall’umidità. I contenitori sarebbero poi stati occultati in campagna e anche sulla Palanzana, dove sono stati rinvenuti dagli investigatori.

Dopo la richiesta di giudizio immediato per tutti coloro cui non è stata concessa la revoca o un alleggerimento della misura, la prossima tappa sarà il 9 marzo davanti al gip capitolino Passamonti per quelli che tra loro hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. 

Tra gli altri, ha scelto l’abbreviato Armand Cuni, l’albanese 45enne residente a Viterbo, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, considerato uno dei vertici della banda, tradita da un macedone massacrato di botte per un debito, la cui denuncia è sfociata nelle misure di custodia cautelare. Non è dato sapere ancora quanti abbiano scelto l’abbreviato e quanti invece saranno processati col rito ordinario.

Tra coloro per cui è stato chiesto l’immediato non figura il presunto capobanda, anche lui albanese è il 45enne Bledar Shtembari domiciliato a Viterbo, detto Bledi, recluso per altra causa nel carcere di Frosinone. L’ordinanza di arresto fu annullata a sorpresa dopo meno di un mese per un vizio di forma insanabile, scovato dal difensore Franco Taurchini.

Al momento Shtembari è in attesa di ricevere l’avviso di fine indagini, il 415 bis, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio con passaggio, prima di un eventuale processo, dal giudice per le udienze preliminari. Lo stesso percorso degli indagati rimasti a piede libero, qualora la procura distrettuale decida di procedere anche nei loro confronti. 

In un’abitazione di Vallerano sarebbe stato confezionato in dosi lo stupefacente comprato all’ingrosso. Due indagati confezionano la droga in macchina a Montefiascone, alla Madonna delle Grazie, con delle buste rosse, utilizzando un accendino. 

In alcune intercettazioni gli indagati discutono della possibilità e dei rischi di spacciare cocaina in serata in un locale notturno di Sutri. In altre fanno riferimento a “venti pezzi alla discoteca di Caprarola, ma è meglio in paese”. 

Pusher in ogni paese, come corrispondenti dei giornali. A Vignanello la banda ne aveva impiegato uno apposta per la cocaina. Spesso in debito coi fornitori: “Bisogna gonfiarlo di botte, come con quello di Montefiascone”, si sente nelle intercettazioni. 

La droga veniva nascosta anche nelle campagne vicino al carcere di Mammagialla dove la sera del 27 maggio 2016 un cliente abituale, che comprava 50 grammi ogni quindici giorni, si è recato con il presunto capobanda albanese Bledar Shtembari e un connazionale. l terzetto si era dato appuntamento al solito Star Night Club di via della Meccanica al Poggino, il locale notturno frequentato dagli spacciatori. Per raggiungerli, il cliente ha fatto la strada più scomoda, dalla Teverina, per non farsi notare dalle forze dell’ordine che solitamente pattugliano le vie di maggior transito.

Silvana Cortignani


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13 febbraio, 2020

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