Viterbo – (sil.co.) – Fiumi di cocaina dal Belgio nascosti dentro barattoli pieni di droga e riso sotterrati sulla Palanzana, al via il processo ai quattro albanesi della presunta banda di narcotrafficanti e spacciatori sgominata dall’operazione Underground della Dda di Roma del 13 giugno 2019 che hanno scelto il rito abbreviato davanti alla gip Vilma Passamonti del tribunale di Roma.
Difesi dagli avvocati Franco Taurchini, Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia, sono il 45enne Armand Cuni, residente a Viterbo; Fatjan Sopi detto Fation, anche lui albanese, di 29 anni, residente a Canepina; il connazionale Mario Kelmendi, 24enne, anche lui residente a Canepina; infine un altro albanese, Rudenc Medolli, 38enne, residente a Terni.
Soltanto uno si è fatto interrogare durante l’udienza (che a causa del protrarsi delle rigide prescrizioni dovute all’emergenza Covid, che tuttora riguardano i tribunali, si è svolta con gli imputati in videoconferenza dal carcere) ed è uno dei due latitanti che furono catturati all’estero dove, secondo l’accusa, erano scappati nel tentativo di sottrarsi all’arresto. Si tratta del 29enne Fatjan Sopi, assistito dall’avvocato Taurchini.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Sopi avrebbe partecipato non ancora ventenne all’associazione con l’incarico di provvedere, fin dal 2012, alla cessione di droga agli assuntori o clienti. La difesa ha sottolineato come, già nel 2018, l’imputato si fosse trasferito in Germania, dove si manteneva facendo l’operaio. Localizzato e arrestato dalla polizia tedesca, ad agosto dell’anno scorso è stato estradato in Italia.
“Lui stesso è voluto venire in Italia per difendersi. La sua famiglia vive nel nostro paese da trent’anni, lui ha studiato e si è diplomato a Viterbo, ha la cittadinanza italiana ed è rimasto coinvolto solo in seguito a un periodo di sbandamento, dovuto a problemi familiari, durante il quale è stato assuntore di stupefacenti. Acquistava la cocaina dove capitava, per uso personale. Poi un paio d’anni fa ha deciso di allontanarsi, trovando lavoro presso una grande azienda tedesca che lo ha assunto e presso la quale è molto stimato”, sottolinea il legale, riservandosi di presentare istanza per i domiciliari.
Dopo avere sentito Sopi, il gip ha rinviato il processo al 9 settembre per la discussione e la sentenza. In caso di condanna Cuni, Kelmendi, Medolli e Sopi usufruiranno dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato.
L’altro indagato che aveva provato a scappare all’estero, in Spagna, è invece Erjion Collaku, anche lui albanese, di 38 anni, anche lui arrestato su indicazione dei carabinieri. E’ stato fermato all’aeroporto di Barcellona, con un mandato di cattura europeo, mentre tentava di fuggire.
Tutti gli arrestati sono accusati vario titolo di fare parte di una banda del narcotraffico attiva sulla rotta Bruxelles-Viterbo. Una valanga di cocaina spacciata a macchia di leopardo in tutto il Viterbese tra marzo e luglio del 2016, che dimostrerebbe la capacità di fare rete della banda sgominata con gli arresti dell’anno scorso.
Pusher grandi e piccoli ovunque. Da Viterbo a Montefiascone, Vitorchiano, Sutri, Valentano, Vignanello, Vallerano, Caprarola, Canepina, Orte. Tra gli altri, ha scelto l’abbreviato Armand Cuni, l’albanese 45enne residente a Viterbo, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, considerato uno dei vertici della banda, tradita da un macedone massacrato di botte per un debito, la cui denuncia è sfociata nelle misure di custodia cautelare.
Tra coloro per cui è stato chiesto l’immediato non figura il presunto capobanda, anche lui albanese è il 45enne Bledar Shtembari domiciliato a Viterbo, detto Bledi, recluso per altra causa nel carcere di Frosinone. L’ordinanza di arresto fu annullata a sorpresa dopo meno di un mese per un vizio di forma insanabile, scovato dal difensore Franco Taurchini.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY