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Operazione Underground - I membri della banda erano senza scrupoli - Se i pusher al soldo degli spacciatori sgarravano, scattavano i pestaggi

“A quello di Montefiascone gli ho rotto le ossa, dopo mi ha portato i soldi”

di Silvana Cortignani
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Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Rudenc Medolli

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Rudenc Medolli

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Angelica Cazzato

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Angelica Cazzato

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Angelica Cazzato

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Angelica Cazzato

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Armand Cuni

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Armand Cuni

Viterbo – Cocaina al posto dei tartufi sulla Palanzana. Nascosta sottoterra in barattoli di riso per preservarla dall’umidità. E’ l’operazione Underground della Dda di Roma che ha smantellato una banda di trafficanti internazionali di stupefacenti, con l’esecuzione, all’alba di giovedì, delle prime sette misure di custodia cautelare. Pericolosi: se i pusher sgarravano, scattavano i pestaggi.

In un’abitazione di Vallerano sarebbe stato confezionato in dosi lo stupefacente comprato all’ingrosso. Due indagati confezionano la droga in macchina a Montefiascone, alla Madonna delle Grazie, con delle buste rosse, utilizzando un accendino. Un business. In alcune intercettazioni gli indagati discutono della possibilità e dei rischi di spacciare cocaina in serata in un locale notturno di Sutri. In altre fanno riferimento a “venti pezzi alla discoteca di Caprarola, ma è meglio in paese”, A fine maggio di tre anni fa il capoluogo si era fatto pericoloso: “Bisogna stare attenti, perché hanno bevuto un po’ di gente a Viterbo”.

“Hai bisogno di fare qualche serata?”. Furbi, ma non troppo. “Due amici”. “Due birre”. Provano a eludere le intercettazioni usando un linguaggio criptico, ma questo li incastra ancora di più, come scrive il gip Passamonti. “Il linguaggio criptico utilizzato quale espediente, non è risultato ostacolo, principalmente perché la scarsa competenza linguistica degli indagati lo fa risultare non controllato, incoerente, alla fine solo male cifrato ed idoneo, semmai, ad ingenerare sospetti”. Un esempio. “Ha chiamato questo amico, gli servivano tre o quattro, capito? Tre o quattro bicchieri”.

Pusher in ogni paese, come corrispondenti dei giornali. A Vignanello la banda ne aveva impiegato uno apposta per la cocaina. Spesso in debito coi fornitori: “Bisogna gonfiarlo di botte, come con quello di Montefiascone. Gli ho menato e gli ho rotto pure le ossa. Dopo tre giorni m’è venuto a porta’ 700 euro tutti cash sotto casa”, afferma un esponente della banda. Un altro è stato punito a Canepina: “L’ho fatto veni’ con una scusa da mi’ cugino, quando è venuto dentro è rimasto bianco, appena ha detto ‘a’ gli ho dato due sinistri subito, poi l’ho preso a mazzate”.

Dodici le misure di custodia cautelare, otto delle quali eseguite, ma sono ben 23 gli indagati. Un’inchiesta dai grandi numeri quella della Dda di Roma su un presunto traffico internazionale di cocaina tra il Belgio e l’Italia dove, secondo l’accusa, finiva sulle piazze di spaccio della Tuscia. 

Notificata la custodia cautelare in carcere il 13 giugno al presunto capobanda albanese Bledar Shtembari detto Bledi, già detenuto a Frosinone per un’altra vicenda di spaccio nella capitale. E’ slittato l’interrogatorio previsto venerdì  Roma. Sarà sentito all’inizio della settimana nella casa circondariale del capoluogo ciociaro.

Scena muta venerdì in carcere per gli albanesi Armand Cuni e Mario Kelmendi, difesi dagli avvocati Remigio Sicilia, Luigi Sini e Anna Paradiso. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Al via lunedì gli interrogatori degli arrestati ai domiciliari. Per loro interrogatorio di garanzia davanti al gip Vilma Passamonti a Roma. L’inchiesta, partita da Viterbo, è stata sviluppata dalla Direzione distrettuale antimafia della capitale.

Silvana Cortignani


Media: Fotocronaca: Arresti per droga – Video: Operazione dei carabinieri, arresti per droga


Le misure restrittive

In carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina (Viterbo)
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina (Vt)

Ai domiciliari:
8. Angelica Cazzato, nata a Viterbo l’11.12.1987, ivi residente
9. Rudenc Medolli, nato in Albania il 30.12.1982, residente a Terni
10. Domenico Pennacchietti, nato a Roma il 13.10.1980, residente a Vitorchiano (Vt)
11. Massimiliano Pietrucci, nato a Livorno il 22.07.1964, residente a Soriano nel Cimino (Viterbo)
12. Nehat Zekjirov, nato in Macedonia il 27.08.1985, di fatto domiciliato a Montefiascone (Vt)

 


Le accuse

I capi di imputazione ai quali devono rispondere a vario titolo gli indagati arrestati, oltre agli art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, sono sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), lesioni personali aggravate (artt. 582, 585 c.p.), porto d’arma da fuoco ( art. 12 e 14 D.lvo 497/1974) ed estorsione (art. 629 c.p.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 giugno, 2019

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