Viterbo – Magistrato antimafia colpito con un pugno dal boss della ‘ndrina Domenico Gallico a Mammagialla, decisivo il video per chiudere il processo ai tre agenti della polizia penitenziaria. Due (Mauro Ferrara e Felice Costabile) sono stati condannati a un anno e un mese per falso e assolti da violata consegna dal giudice Silvia Mattei, mentre il terzo (Luigi Di Filippo) è stato condannato a un anno e dieci mesi sia per violata consegna, sia per falso.
Ieri, prima della sentenza, è stato proiettato in aula su maxischermo il filmato delle telecamere di videosorveglianza della sezione 41 bis del carcere di massima sicurezza di Viterbo. Su richiesta della difesa che ne ha dato in aula una “lettura critica” pro imputati, nonostante sia sempre stato considerato la prova regina dell’accusa.
Per la pm Eliana Dolce la prova che i tre agenti imputati di violata consegna e falso, il 7 novembre 2012, erano nel corridoio e non nella saletta colloqui come chiesto dal pm Giovanni Musarò, venuto apposta da Reggio Calabria per incontrare il detenuto.
Per la difesa, invece, la prova che Luigi Di Filippo è entrato con Gallico nella stanza, mentre Mauro Ferrara e Felice Costabile attendevano semplicemente ai loro servizi, non avendo ricevuto un ordine diverso, e siano immediatamente intervenuti in soccorso del pm Musarò, bloccando subito il boss che nel frattempo con un pugno sferrato repentinamente in faccia al magistrato, tendendogli l’altra mano per presentarsi, gli aveva già rotto il naso, continuando a colpirlo a calci dopo averlo atterrato sul pavimento.
Relativamente alle presunte “imbeccate” del superiore Di Filippo ai coimputati perchè scrivessero un verbale dell’accaduto a loro favorevole, per gli avvocati Remigio Sicilia e Simona Bellezza dipende dalla lettura che si vuole dare ai rapporti per cui sono stati processati anche per falso.
Riguardo, infine, al verbale di perquisizione del detenuto Gallico, sottoscritto da più agenti mentre era presente il solo Ferrara, i legali hanno ribadito che si tratta di una prassi.
Proprio il fatto, inoltre, che tutto sia avvenuto sotto gli occhi delle telecamere, la cui presenza è ben nota agli imputati, dimostra per gli avvocati Bellezza e Sicilia la buona fede della condotta dei tre imputati nel gestire l’incontro nella sala colloqui come da routine.
– Pm antimafia colpito dal boss Gallico in carcere, condannati tre agenti
Pm aggredito per avere fatto arrestare la madre del boss
Gallico avrebbe aggredito Musarò per vendicarsi dell’arresto della madre, all’epoca ottantenne, Lucia Giuseppa Morgante, avvenuto una decina di anni fa.
Nel 2016 la donna, oggi 93enne, è stata condannata all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa assieme ai figli Domenico e Giuseppe, entrambi già ergastolani in regime di 41 bis. Revocati i domiciliari, disposti per le condizioni di salute incompatibili con il carcere, la Morgante è finita di recente nuovamente ai domiciliari, disposto da metà giugno al 31 dicembre 2019. Secondo gli inquirenti avrebbe continuato a dare il suo contributo per la gestione di una delle cosche più temibili della mafia calabrese.
Condannato a due anni e mezzo il boss
Per l’aggressione del 7 novembre 2012 al pm antimafia Giovanni Musarò, che riportò la frattura del naso nel carcere di Mammagialla, Domenico Gallico è stato condannato a due anni e mezzo dal giudice Rita Cialoni il 26 marzo 2014. Gallico a Mamamgialla, da dove è stato trasferito dopo l’aggressione, stava scontando al 41 bis sette ergastoli per altrettanti omicidi, una condanna a 25 anni per un delitto commesso da minorenne e altre condanne per mafia e reati connessi.
Un anno fa la testimonianza del pm Musarò
Non si è costituito parte civile al processo, ma il 13 luglio 2018 è stato ascoltato dal giudice come parte offesa il pm Giovanni Musarò, 43 anni, il quale, davanti al pubblico che affollava l’aula 5 della sezione penale del tribunale di Viterbo, ha reso una drammatica testimonianza, come aveva già fatto il 21 aprile 2015 davanti alla commissione antimafia.
“Gallico è un demonio, un criminale progettato al computer. Chiesi che venisse scortato da due agenti e ammanettato con le mani dietro la schiena”, ha ribadito il magistrato, d’origine leccese. “Non uno così, ma uno laureato in giurisprudenza e che sa come creare problemi”, ha sottolineato. “Un soggetto ritenuto a tutt’oggi capo indiscusso e personaggio di vertice della ‘ndrangheta”, ha spiegato Musarò, che tra il 2006 e il 2008, intercettando la posta e i colloqui in carcere coi parenti, ha disposto l’arresto di “tutti i familiari, compresa la madre ottantenne. Poi aprimmo anche un’indagine parallela sugli avvocati della cosca Gallico”.
“Domenico Gallico è l’ultima persona che volevo mi rompesse il naso. Nonl’ho denunciato perché non volevo astenermi dal processo contro la cosca. E infatti non mi sono astenuto”, la conclusione del magistrato, attualmente in forza alla Dda di Roma e titolare di diverse importanti inchieste sulla criminalità nel Viterbese.
Silvana Cortignani
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