Viterbo – Lasciarono un pm antimafia faccia a faccia con il boss che aveva fatto arrestare. Giovanni Musarò, magistrato della Dda di Reggio Calabria, finì a terra dopo il pugno in pieno viso di Domenico Gallico, capoclan della cosca di Palmi.
Di quell’aggressione rispondono, indirettamente, anche tre agenti della polizia penitenziaria: Luigi Di Filippo, Maurizio Ferrara e Felice Contestabile, accusati di omessa custodia e falso e difesi dall’avvocato Remigio Sicilia.
Quel 7 novembre 2012, giorno dell’aggressione, non solo avrebbero lasciato Musarò da solo con Gallico, ma si sarebbero premurati di ritoccare il verbale post-aggressione per evitare contestazioni. Oggi compariranno davanti al gup Stefano Pepe per l’udienza preliminare.
Musarò, venuto a Viterbo per sottoporre Gallico a interrogatorio, temeva una qualche reazione del boss. Con le sue indagini, il pm ha falcidiato la ‘ndrina Gallico. Qualche giorno prima di venire a Viterbo, aveva fatto sequestrare la villa simbolo della cosca a Palmi. Confische milionarie, ma anche tanti arresti. 52 solo nell’operazione “Cosa mia” del 2010, sulle tangenti per gli appalti della Salerno-Reggio Calabria.
Musarò è lo stesso pm che spedisce in cella le donne del clan. Riporta in Italia i latitanti fuggiti all’estero. Fa arrestare persino la madre novantenne di Gallico, mentre un parente del boss tenta di sgozzarsi in carcere.
Giorni prima del suo arrivo a Viterbo, aveva chiesto un potenziamento della sorveglianza durante l’interrogatorio: due comunicazioni per avere due agenti di custodia che non ha ottenuto e che, forse, avrebbero potuto sventare l’aggressione.
Una stretta di mano, Gallico gli dice “Finalmente ho il piacere di conoscerla”. Poi il cazzotto sul naso che atterra il magistrato. Il boss è una furia: continua a picchiarlo anche mentre è a terra, fermato solo dall’avvocato Luigi Mancini e dagli agenti, chiamati ad aggressione già avvenuta.
Per le ferite riportate mentre cercavano di immobilizzare Gallico, Di Filippo e Ferrara si costituirono parte civile, ma il giudice Rita Cialoni assolse il capocosca dall’accusa di lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Gallico è stato invece condannato a due anni e mezzo per aver pestato il pm. Non ha mai confermato l’aggressione premeditata: “Non ce l’ho col magistrato, ma con quello che mi è stato fatto durante indagini e processi”, ha spiegato all’ultima udienza, in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, dove lo hanno trasferito dopo l’aggressione.
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