Viterbo – Slitta a settembre l’udienza preliminare per i tre secondini accusati di aver lasciato solo il pm antimafia Giovanni Musarò, pestato dal boss Domenico Gallico.
Uno dei tre agenti della penitenziaria non ha potuto presentarsi davanti al giudice. Da qui, il rinvio per una costola del processo scaturito dall’aggressione al magistrato della Dda di Reggio Calabria.
Succedeva il 7 novembre 2012 al carcere viterbese di Mammagialla, appena prima di un interrogatorio richiesto dal 57enne Domenico Gallico, capocosca di Palmi (Reggio Calabria). Musarò fece in tempo a dargli la mano e a sentirsi dire che era un piacere conoscerlo. Subito dopo, gli arrivò il pugno in pieno viso di Gallico, che avrebbe continuato a colpirlo anche mentre era a terra.
Al processo, il pm della Dda reggina dirà che si aspettava un’aggressione. Proprio per questo, qualche giorno prima dell’interrogatorio, aveva chiesto un potenziamento della sorveglianza. Due comunicazioni per avere due agenti di custodia che non ha ottenuto e che, forse, avrebbero potuto sventare l’aggressione.
I tre agenti Maurizio Ferrara, Luigi Di Filippo e Felice Contestabile rispondono quindi di omessa custodia e falso, per i presunti ‘ritocchi’ al verbale post-aggressione per evitare contestazioni.
Di Filippo e Ferrara erano parte civile nel processo a Gallico per il cazzotto al magistrato: avevano riportato lievi lesioni. Il giudice Rita Cialoni scagionò Gallico dalle accuse di violenza a pubblico ufficiale, resistenza e lesioni agli agenti della penitenziaria, condannandolo a due anni e mezzo per l’aggressione premeditata al magistrato.
Al processo, il boss ha negato l’astio nei confronti di Musarò. “Non ce l’ho col magistrato, ma con quello che mi è stato fatto durante indagini e processi”, disse in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo. Gallico smentiva anche l’aggressione premeditata, parlando di gesto istintivo: “Gli ho visto sul viso un’espressione che non mi è piaciuta e l’ho colpito”.
La sua difesa sta lavorando all’appello.
– Pm antimafia pestato dal boss, i secondini davanti al gup
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