Viterbo – (s.m.) – Aveva atterrato con un pugno il pm antimafia Giovanni Musarò.
Stamattina è arrivata la condanna a due anni e mezzo per il boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico.
Il giudice Rita Cialoni lo ha assolto dalle accuse di violenza a pubblico ufficiale, resistenza e lesioni agli agenti della polizia penitenziaria intervenuti per fermarlo. Gallico è stato invece ritenuto responsabile dell’aggressione premeditata al magistrato il 7 novembre 2012, nel penitenziario viterbese di Mammagialla.
Il capocosca 54enne di Palmi aveva chiesto un interrogatorio con il magistrato della Dda di Reggio Calabria Giovanni Musarò. Non si erano mai visti di persona, ma il pm ha indagato per anni sulla cosca Gallico, decimata dai sequestri e dagli arresti da lui disposti.
“Sapevo che avrebbe cercato di picchiarmi”, ha dichiarato Musarò alla prima udienza del processo. Per questo, nei giorni precedenti l’interrogatorio, aveva inoltrato al carcere due comunicazioni per aumentare la sorveglianza con due agenti di custodia.
Quando si trovano faccia a faccia, nella saletta del penitenziario, Gallico gli stringe la mano: “Finalmente ho il piacere di conoscerla…”. Poi gli sferra un pugno in pieno viso. Il magistrato finisce a terra col setto nasale spaccato. I due secondini Luigi Di Filippo e Maurizio Ferrara si feriscono lievemente nel tentativo di bloccare il boss. Al processo si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Remigio Sicilia e Simona Bellezza. Ma su di loro pende l’indagine per falso e omessa consegna: sono accusati di aver lasciato solo il magistrato, che aveva preventivamente chiesto la presenza di due agenti per l’incontro col boss.
“Non ce l’ho col magistrato, ma con quello che mi è stato fatto durante indagini e processi”, ha spiegato Gallico in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, dov’è stato trasferito dopo l’aggressione.
Con le sue indagini Musarò ha falcidiato la ‘ndrina Gallico. Qualche giorno prima dell’interrogatorio, Musarò aveva fatto sequestrare la villa simbolo della cosca a Palmi. Confische milionarie, ma anche tanti arresti. 52 solo nell’operazione “Cosa mia” del 2010, sulle tangenti per gli appalti della Salerno-Reggio Calabria. Musarò spedisce in cella le donne del clan. Riporta in Italia i latitanti fuggiti all’estero. Fa arrestare persino la madre 90enne di Gallico, mentre un parente del boss tenta di sgozzarsi in carcere.
Il pm Renzo Petroselli aveva chiesto la condanna a 4 anni e 3 mesi, per tutte le accuse, contestando anche la recidiva: nel ’92 Gallico aveva schiaffeggiato il presidente di una Corte d’Assise. “Non può dire di aver colpito Musarò a mano aperta – ha detto il pm Petroselli nella sua requisitoria -. Gallico conosce benissimo la differenza tra un pugno e uno schiaffo a mano aperta”.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Ballarini, ha sostenuto l’insussistenza dell’aggravante della premeditazione. Lo stesso Gallico parlò di “gesto istintivo”: “Gli ho visto sul viso un’espressione che non mi è piaciuta e l’ho colpito”. Quanto alla violenza a pubblico ufficiale, per aver interrotto l’interrogatorio, l’avvocato ha fatto notare come fosse stato lo stesso Gallico a chiedere di parlare col pm. E infine le lesioni ai due agenti parte civile: l’unico testimone presente, l’avvocato Luigi Mancini, ha dichiarato che il boss si è fermato appena gli agenti lo hanno accerchiato. Nessuna colluttazione, dunque, ma i legali di parte civile sono perplessi: “Come hanno fatto, allora, a cadere a terra?”.
Da lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, Gallico è stato assolto.
Sempre l’avvocato Ballarini ha sollevato un’eccezione di nullità del processo, svolto in carcere a porte chiuse, perché il tribunale non dispone delle attrezzature per la videoconferenza. Ma il giudice l’ha respinta.
Motivazioni tra novanta giorni. Accusa e difesa valuteranno se fare appello.
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