Viterbo – (sil.co.) – Polizia penitenziaria, oggi davanti al giudice Silvia Mattei la discussione del processo ai tre agenti del carcere di Mammagialla che il 7 novembre 2012 non avrebbero vigilato sull’incontro tra il boss della ‘ndrina Domenico Gallico e il pm antimafia Giovanni Musarò.
Imputati di violata consegna e falso ideologico, sono Mauro Ferrara, Luigi Di Filippo e Felice Costabile, difesi dagli avvocati Simona Bellezza e Remigio Sicilia.
Il magistrato fu raggiunto in pieno volto da un pugno sferrato a tradimento dal detenuto in regime di 41 bis, poi ferocemente aggredito mentre era a terra già col naso rotto e il volto una maschera di sangue.
Così il pm Musarò raccontò nell’aprile 2015 l’episodio alla commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosi Bindi.
“Una cinquantina di pugni e una sessantina di calci. Per fortuna ho trovato la lucidità di capire che voleva prendermi al collo, per cui ho alzato l’avambraccio per ripararmi”.
“Per farmi togliere il braccio e per prendermi al collo, mi ha massacrato di pugni e di calci, c’è stato un momento in cui ho avuto veramente paura… quando sono passati sei, sette, otto secondi in cui avrò preso trenta pugni… ho pensato ‘mi sta ammazzando, se non lo bloccano mi sta ammazzando'”.
“Mi si è avvicinato un agente della polizia penitenziaria e mi ha detto: ‘Dottore, mi dispiace molto, è stato un attimo, ci ha preso alla sprovvista, noi eravamo qui, ma è stato un attimo’. A quel punto ricordo di avergli detto: ‘Io rispetto il lavoro di tutti e una leggerezza può capitare a tutti, però, se vuole un consiglio da magistrato, non vi sognate di dire o di scrivere che qui c’era qualcuno, perché qui c’eravamo io, l’avvocato e Gallico”.
“In ospedale mi ha chiamato un collega del Dap per esprimermi la sua solidarietà e mi ha detto che aveva saputo che la penitenziaria era stata tempestiva. A quel punto ho detto ‘guarda che la penitenziaria non c’era’. Ha ipotizzato che potessi essere sotto shock, ma io ho ribattuto che ero fin troppo lucido e che non c’era. Mi ha detto che aveva davanti una relazione di servizio in cui si attestava la presenza di due o tre persone, ma io gli ho comunicato che quella relazione era ideologicamente falsa. Poi mi ha richiamato dopo mezz’ora e mi ha detto che avevo ragione, perché avevano controllato dalle telecamere nel corridoio ed effettivamente Gallico era entrato da solo”.
Musarò si dice convinto che Gallico avrebbe potuto spezzargli il collo e ucciderlo: “Andava arrestato in flagranza e non è stato arrestato, c’erano le telecamere…”.
Relativamente invece ai tre agenti presenti, finiti imputati, dice: “Mi è difficile credere alla negligenza così come anche a una cosa preordinata in maniera scientifica, perché era stata fatta male”.
“La mia impressione (però è una valutazione mia, ancorata al fatto che poi non è stato arrestato) è che è possibile che durante il tragitto per essere portato, Gallico abbia chiesto che lo lasciassero parlare un attimo con il magistrato perché voleva collaborare, qualcosa del genere, perché la negligenza è francamente difficile da credere”.
“La penitenziaria mi ha detto che lì era Gallico a comandare tutti, perché aveva un carisma tale che tutti pendevano dalle sue labbra. Prendetela con le pinze perché è una valutazione, ma secondo me deve essere successo qualcosa…”.
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