Viterbo – Via dei Magazzini a Viterbo è un po’ come la via del Campo a Genova di Fabrizio De André. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. E in via dei Magazzini, fra l’altro pare che un tempo lì ci fosse stata una casa chiusa, di monnezza ce n’era tanta. A spalarla, “di gomito e candeggina”, come hanno detto, un ragazzo e una ragazza. Marito e moglie. Federico Bousquet e Guendalina Fazzini, che hanno trasformato la via senza uscita in uno spazio capace di esaltarne l’antica bellezza di cui molti s’erano dimenticati.
Bousquet e Fazzini, fino a qualche tempo fa, avevano un negozio di frutta e verdura in via Roma. Proprio di fronte a via dei Magazzini che poco si nota quando si passa lungo la strada dedicata alla capitale. Sta sulla sinistra, venendo da piazza del comune.
Viterbo – Guendalina Fazzini e Federico Bousquet
“Ci siamo innamorati della via – racconta Bousquet -. Abbiamo deciso di vendere l’attività che avevamo prima e di comprare un piccolo edificio che si trova proprio a ridosso di palazzo Calabresi. Un pezzo delle sue scuderie. Ed è così che abbiamo creato un laboratorio gastronomico, l’Antica dispensa. Per il momento facciamo solo fornitura per bar e ristoranti, ma il sogno è quello di aprire un locale gourmet di nicchia, con prodotti di qualità e una cucina in grado di rispondere alle esigenze di chi ama l’eccellenza enograstronomica”.
Viterbo – L’ingresso di via dei Magazzini
Un investimento. Consistente. La scelta di due ragazzi che non vogliono lasciare la città, né tantomeno il centro storico, con l’idea, anzi, di valorizzare e promuovere il posto dove hanno deciso di lavorare. A partire dalla sistemazione di uno spazio dove un tempo ci si andava ad isolare per non essere visti da nessuno.
Viterbo – Federico Bousquet
“La via era sporchissima e poco raccomandabile – spiega Bousquet -, le fogne non funzionavano e davano di fuori, i muri erano pieni di scritte. Appena siamo arrivati ci siamo messi a pulire e liberare il piazzaletto, poi abbiamo coinvolto Comune, Poste e Regione per sistemare tutto il resto. Il Comune ha aggiustato le fogne e le Poste ci hanno aiutato a rimuovere i graffiti. Adesso la via è illuminata e ci sono pure le telecamere. Anche se tanto ancora c’è da fare”.
Viterbo – Via dei Magazzini come era un tempo
Le incognite più grandi sono rimaste soltanto due. “La prima – reclama Bousquet – è un piccolo edificio con una impalcatura pericolante. La seconda palazzo Calabresi che, diciamo così, presenta ancora un brutt’aspetto”.
Viterbo – Via dei Magazzini
Il palazzo è storico, proprietà della Regione Lazio. Dovrebbe prima o poi passare al Comune che vorrebbe farci un polo mussale. Fatto sta che il palazzo è stato ristrutturato con fondi europei nella seconda metà degli anni ’90 e mai più utilizzato. Fa parte del chilometro quadrato di beni pubblici inutilizzati sul territorio del comune di Viterbo, come evidenziato qualche anno fa dall’ex consigliere regionale Riccardo Valentini che al problema dedicò proprio un dossier durante il suo mandato alla Pisana.
Viterbo – Guendalina Fazzini
“Su questa piazza – prosegue Bousquet – si affacciano tre palazzi. Calabresi, dei Priori e delle Poste. In tutti e tre i casi la parte posteriore di ciascuno. Le facciate stanno infatti in pizza del Plebiscito, via Ascenzi e via Calabresi”. Un pezzo di centro storico, a cavallo tra la Viterbo medievale e quella rinascimentale, suggestivo. Sembra quasi di stare altrove. Tra le vie di una città fluviale. Come una volta, fino agli anni trenta, lo era anche Viterbo.
Viterbo – Il resto di palazzo Calabresi in via dei Magazzini
“Via dei Magazzini – commenta infatti Federico Bousquet – una volta era aperta, unita a via di Valle Piatta. Qui c’era anche una specie di ponte, andato poi distrutto”. E poco più avanti, dove adesso sta via Marconi, c’era pure un fiume. L’Urcionio, ricoperto per ragioni igieniche durante il fascismo.
Viterbo – Via dei Magazzini
“Da queste parti c’era addirittura un lupanare – sottolinea Bousquet -. Infatti la strada, originariamente, si chiamava via del Bordelletto. Un bordello chiuso dalla legge Merlin che pose fine alla prostituzione tollerata dallo Stato. La via era chiusa da un cancello. Ancora oggi si notano, a destra e sinistra dell’ingresso, i ganci che lo sorreggevano. Poi è diventata via della Salara, perché qui ci si teneva il sale, e infine via dei Magazzini per la presenza, appunto, dei magazzini comunali”.
Viterbo – I ganci all’ingresso di via dei Magazzini
Una lunga storia, un pezzo di Viterbo dimenticato ma con potenzialità future enormi. E questo grazie a due ragazzi poco più che trentenni, Federico Bousquet e Guendalina Fazzini, che “di gomito e candeggina” gli hanno ridato vita. Al servizio della città che così scopre un nuovo spazio di cui non sapeva, o non sapeva più.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotogallery: Via dei Magazzini – Video: Il racconto di Federico Bousquet
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