Viterbo – (sil.co.) – “Minacce di morte in albanese, ma si facevano capire con gesti e sguardi”, racconta la vittima.
C’è un altro Rebeshi dietro le sbarre oltre al presunto boss della mafia viterbese Ismail. Si tratta di David Rebeshi, detto Indrit, che assieme a tre complici avrebbe minacciato di distruggere il locale di Tuscania di un noto ristoratore e ammazzare lui e la sua famiglia, se non gli avesse restituito i soldi pagati per una macchina Fiat Freemont, che un suo amico commercialista avrebbe venduto per 4.500 euro alla società Autoriga del più noto Ismail. Gli attuali gestori non avrebbero dato il mezzo a David, per cui rivoleva indietro i soldi dal ristoratore che aveva mediato la compravendita.
David Rebeshi, 30 anni, è recluso a Mammagialla dal 28 novembre per estorsione aggravata assieme a tre connazionali ventenni. Il quartetto, verso l’ora di pranzo del 28 novembre, nel centro storico di Tuscania, è caduto nella trappola tesa dai carabinieri dopo la denuncia sporta il giorno precedente dalla vittima, che ha finto di essere pronta a versare un primo acconto di 300 euro. Cessione avvenuta sotto gli occhi dei militari.
Il caso è ora al vaglio della Dda di Roma, dal momento che ai quattro arrestati viene contestata l’aggravante del metodo mafioso e vengono considerati dagli inquirenti appartenenti alla banda mafiosa sgominata con l’operazione Erostrato, cui Isamil Rebeshi riuscirebbe a dare ordini in qualche nodo dal carcere, nonostante sia attualmente detenuto in regime di 41 bis a Cuneo.
Il 20 dicembre dell’anno scorso il sodalizio criminale, usando metodi mafiosi, gli aveva già dato prova di spessore criminale, incendiando al ristoratore una Jaguar per vendicarsi di un suo amico che avrebbe rigato l’auto di Trovato. “Una settimana circa prima del rogo, vennero in tre, tra cui Giuseppe Trovato e Codino (il pentito Sokol Dervishi, ndr). L’atteggiamento dei tre, ma soprattutto di Codino, fu subito minaccioso e violento tanto che io, un po’ spaventato, assunsi subito un atteggiamento difensivo tentando di allontanarli. Lo stesso Trovato intervenne su Codino dicendogli di stare tranquillo e di non esagerare, comportandosi da boss”, ha detto, ricostruendo l’accaduto.
David è il fratello minore dell’imprenditore 36enne d’origine albanese detenuto al 41 bis a Cuneo, raggiunto lo scorso 25 gennaio dalla misura di custodia cautelare in quanto presunto boss di un sodalizio criminale di stampo mafioso mentre si trovava già in carcere, dal 26 novembre 2018, con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti.
Il quartetto avrebbe cenato nel ristorante della vittima. “Al termine mi hanno fatto chiamare al loro tavolo, dove mi sono seduto e dove Rebeschi mi ha intimato in modo perentorio di dargli i soldi per la compravendita di una vettura. Soldi che mi aveva già chiesto per telefono e che non ritenevo di dovergli corripondere”, ha spiegato l’imprenditore agli inquirenti. I tre ventenni che erano con David parlavano solo albanese:”Ma con gesti, sguardi e atteggiamenti mi facevano comprendere perfettamente la gravità delle minacce”.
Il trentenne era stato già arrestato e condannato per spaccio a due anni e otto mesi dopo essere stato sorpreso, all’inizio del 2017, con un carico di 38 chili di marijuana. Motivo per cui il fratello maggiore Ismail, tra aprile e giugno 2017, avrebbe incendiato l’auto di uno dei carabinieri che hanno svolto le indagini e di un altro militare che indagava invece sul rogo della vettura.
Adesso sarebbe toccato a David muoversi “in soccorso del fratello”, a caccia di soldi per pagargli le spese legali in vista del processo scaturito dall’operazione Erostrato. Lo scorso 21 dicembre i pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò hanno chiesto il rinvio a giudizio di nove dei 13 arrestati, tra i quali Ismail Rebeshi, per il quale si preannuncia un lungo processo, mentre un’altra posizione è stata stralciata e tre presunti sodali hanno scelto la via dell’abbreviato.
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