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Tribunale - Usura aggravata - Ripreso il processo alla banda dei 15 presunti strozzini "canepinesi" - Parte civile una sola presunta vittima, un imprenditore edile 59enne che annunciò il suicidio alla finanza

Il poliziotto morto e la cartomante in crisi…

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I tredici arrestati

I tredici arrestati

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

Viterbo – (sil.co.) – Un poliziotto morto e una cartomante in crisi al centro dell’udienza di ieri del processo per usura aggravata ai 15 imputati della cosiddetta “banda dei canepinesi”.

È il processo scaturito dalla maxinchiesta del 2009 della pm Paola Conti, scattata in seguito alla denuncia di un imprenditore edile 59enne originario di Canepina ma residente a Viterbo, unica parte civile, che, annunciando il suicidio alla finanza, fu soccorso dalle fiamme gialle e diede il via alle indagini.

Tra gli imputati c’è l’imprenditore canepinese Venturino Paparozzi, che avrebbe cercato di riavere indietro con le buone o con le cattive i soldi prestati a una cartomante dal fratello Angelo, un poliziotto morto all’età di 43 anni in seguito a un incidente stradale avvenuto l’8 maggio 2005 mentre era in moto tra Amelia a Orte. Le “cattive” non sono però emerse.

Somo state sentite come testimoni la presunta vittima e la fidanzata del poliziotto, secondo cui i due fratelli non si parlavano da anni. Sarebbe stata lei a presentare all’agente la cartomante, conosciuta tramite un call center 899. L’imputato avrebbe scoperto del prestito da un’agenda di Angelo.

“Venturino, dopo la morte di Angelo, mi chiese se sapessi dell’agenda, ma io gli dissi che non l’avevo mai vista”, ha detto alla pm Conti, non ricordando, a differenza di quando fu sentita dieci anni fa, se tra il 2008 e il 2008 avesse visto la cartomante restituire soldi all’imputato e lui arrabbiarsi se gli venivano consegnati in ritardo.

La cartomante avrebbe ricevuto ingenti somme di denaro in prestito dal poliziotto tra il 2001 e il 2002, indebitandosi per 90mila euro.

“A garanzia gli avevo dato dei gioielli e dei titoli. Quando Angelo è morto e Venturino ha trovato la sua agenda, mi ha ridato i gioielli in cambio dell’impegno a restituirgli i soldi che dovevo ridare al fratello”, ha detto la presunta vittima, negando però minacce e usura.

“Andammo da un avvocato e sottoscrivemmo una scrittura privata, facendo un piano di rientro, di cui non sono riuscita a onorare le rate. Lui, nonostante potesse, non ha fatto nemmeno azioni legali per riavere indietro i soldi che dovevo al fratello”, ha spiegato rispondendo al difensore di Paparozzi, l’avvocato Giovanni Labate.

La pm Conti le ha ricordato che a suo tempo disse di avere ricevuto minacce gravi dall’imputato, che l’avrebbe perseguitata con telefonate e messaggi anche di notte. “Faccio a te quello che tu stai facendo alla mia famiglia, anche tu hai figli”. le avrebbe scritto. Ma la testimone ha sdrammatizzato: “Ci sono stati momenti di tensione, ma ci siamo chiariti”.

Il processo riprenderà il 10 marzo per sentire gli ultimi testimoni dell’accusa.


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19 febbraio, 2020

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