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Tribunale - Montefiascone - E' tra i sette imputati, nelle vesti di costruttore - L'inchiesta è partita dalla denuncia di tre sorelle

Abusi edilizi, nel vivo il processo all’ex assessore all’urbanistica Massimo Ceccarelli

di Silvana Cortignani
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Massimo Ceccarelli

Massimo Ceccarelli


Montefiascone – Abusi edilizi a Poggio del Crognolo, nel vivo il processo all’ex assessore all’urbanistica Massimo Ceccarelli. 

E’ partito tutto dalla denuncia di tre sorelle proprietarie di un terreno confinante. A fare chiarezza, ieri, una delle tre, un’architetta viterbese, che dopo essersi sentita dire dal Comune che era tutto a posto, convinta del contrario, presentò un esposto sfociato nell’inchiesta coordinata per la procura dal pm Massimiliano Siddi.

Al centro della vicenda il famoso cantiere in località Crognolo-via Cardinal Salotti, a Montefiascone, per il quale è finito sotto processo nelle sue vesti di costruttore l’allora assessore all’urbanistica Massimo Ceccarelli, membro del coordinamento regionale di Fratelli d’Italia.

Sette gli imputati davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, accusati a vario titolo di violazioni alla normativa urbanistica, falso ideologico e abuso d’ufficio. Oltre a Ceccarelli (difeso dall’avvocato Enrico Valentini) sono: l’ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune falisco Angelo Cecchetti (difeso da Giovanni Labate), accusato di abuso d’ufficio; l’architetto Massimo Ingrosso; Luca Cicoria; Adriano Magnani; Maria Luisa Menchinelli e Patrizia Ranaldi.

Le contestazioni scaturiscono dagli accertamenti effettuati nel maggio 2017 in località Poggio del Crognolo, dove l’immobile al centro dell’inchiesta, un fabbricato a schiera costituto da una struttura portante in cemento armato con ultimo piano in fase di completamento, è stato posto sotto sequestro preventivo.


“Per il comune era okay, per me c’era un illecito”

“Stavano costruendo. Vedemmo un muro con un solaio che ricadeva nel nostro confine. E siccome sono un tecnico, vidi che era un illecito, perché faceva cubatura. Sarebbe dovuto stare a 5 metri dal confine. Feci una lettera al Comune, chiedendo un sopralluogo. Quando mi dissero che era tutto regolare, rimasi perplessa. Allora feci richiesta di accesso agli atti,  scoprendo che nel progetto quella specie di tunnel era interrato, per cui c’era una cubatura illecita. A quel punto, visto che per il Comune era tutto regolare, io e le mie due sorelle facemmo l’esposto”, ha spiegato l’architetta, sentita come testimone. 

La violazione sarebbe consistita in un grosso volume di fabbrica destinato a rampa d’ingresso ai garage, con un muro esposto di cemento armato a sostegno, di oltre tre metri nel punto più alto. Per un totale di circa 10 metri cubi in eccesso.


Montefiascone - Il cantiere sequestrato a Poggio del Crognolo

Montefiascone – Il cantiere sequestrato a Poggio del Crognolo


“Rimosso a tempo di record il tecnico che aveva sospeso il cantiere”

Ne ha parlato il maresciallo Marco Tilli, comandante dei carabinieri forestali di Montefiascone, dopo avere ricostruito le vicende di quell’area edificabile dal 2010, quando fu accordato il primo permesso a costruire per un volume inferiore, fino alle volture del 2016 a Ceccarelli e al permesso di costruire in variante dell’aprile 2017.

“Il nostro sopralluogo risale al 5 maggio 2017. Prima c’era già stata una nota della polizia municipale all’assessore all’urbanistica, che però era lo stesso Ceccarelli. Il 6 maggio l’architetto Ingrosso ha presentato una richiesta di variante, per costruire a filo di confine, ma a opere già fatte. Dopo appena due giorni, l’8 maggio, è stato rimosso il responsabile dell’ufficio tecnico che aveva sospeso il cantiere ed è stato sostituito da Cecchetti che ha immediatamente revocato la sospensione. Il 17 maggio c’è stato il sequestro del cantiere”. Nel frattempo sono emersi illeciti anche nelle proprietà dei vicini finiti anche loro nel processo.


“I lavori non erano ancora ultimati”

I difensori Labate e Valentini hanno più volte ribadito, facendolo dire ai testimoni, che “i lavori erano ancora in corso, non erano ultimati”. Ci sarebbero anche stati dei tentativi, da parte del costruttore Ceccarelli, di trovare un accordo con le tre sorelle dell’esposto, attraverso l’acquisto di una striscia del loro terreno. “E’ vero – ha detto l’architetta – ma la cifra da noi chiesta non è stata accolta”.

“La galleria di tunnel fuori terra era impossibile da interrare”, ha detto il comandante Tilli. L’avvocato Labate, insistendo che i lavori erano in corso, gli ha chiesto perché: “A me risulta che prima si realizza un locale, poi lo si interra”. “Ma era a filo di confine. Se Ceccarelli fosse stato autorizzato a entrare nel confine avrebbe potuto, ma loro lo hanno denunciato”, la risposta del militare. A labate l’ultima parola: “Non serve autorizzazione per l’interramento”. 

All’udienza di ammissione prove dell’11 dicembre 2019, il difensore Valentini ha chiesto una perizia tecnica sullo stato dei luoghi, sulla quale il tribunale si è riservato. Le difese hanno chiesto l’acquisizione di una mole di documenti, tra i quali il permesso a costruire, il preventivo della ditta per i lavori di scavo, l’atto di compravendita e moltissimi altri. 

Silvana Cortignani


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21 gennaio, 2021

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