Montefiascone – (sil.co.) – Abusi edilizi sul colle falisco, ricorre contro la condanna a quattro mesi chiedendo l’assoluzione l’architetto Massimo Ingrosso.
È il seguito del processo di primo grado per i presunti abusi edilizi a Poggio del Crognolo, concluso con il non luogo a procedere per prescrizione per il noto politico e costruttore falisco Massimo Ceccarelli.
Era lo scorso 7 dicembre, quando sono stati invece condannati a 8 mesi e a 4 mesi di reclusione in primo grado dal collegio, con sospensione della pena, l’ex dirigente Angelo Cecchetti e l’architetto Massimo Ingrosso, accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e falso.
Ebbene, il difensore Enrico Valentini, ha presentato appello per “travisamento e/o errata interpretazione del fatto scaturigine del procedimento penale” per Massimo Ingrosso, finito tra i sette imputati quale tecnico progettista e direttore dei lavori nell’ambito della realizzazione del fabbricato a schiera oggetto del sopralluogo della forestale del 15 maggio 2017.
Venivano contestati il piano previsto come interrato ma realizzato completamente fuori terra, il muro in cemento armato posto a sostegno del solaio di copertura della rampa di accesso ai garage a confine con altra proprietà e il manufatto posto a una distanza inferiore a 10 metri dall’edificio antistante.
“L’istruttoria dibattimentale – si legge nel ricorso – evidenziava in realtà un surplus di cubatura che non era assolutamente possibile ricavare dall’esame delle progettazioni depositate in Comune in quanto con un condono presentato dalle proprietarie le stesse avevano usufruito dell’ampliamento consentito dalla legislazione vigente”.
“Al contrario – prosegue il legale dell’imputato – la documentazione presente presso la pubblica amministrazione e fornita dalle venditrici al Ceccarelli e presa in esame dall’Ingrosso consentiva un ampliamento di cubatura cosi come asseverato dall’appellante”.
Il tribunale, secondo la difesa, non ha calcolato e non ha tenuto conto di circostanze per le quali non sarebbe stato possibile per il tecnico redigere un elaborato diverso: “Solo la misurazioni delle superfici costruite da parte degli inquirenti ha evidenziato che c’era un maggior volume costruito e quindi un minor volume da costruire. Non solo ma il tutto andava valutato ad opera finita quando le volumetrie sarebbero state definitive”.
Secondo l’avvocato Valentini, l’analisi effettuata dal tribunale deve rilevarsi come parziale e non definitiva potendosi concretizzare il reato solo ed esclusivamente al momento della ultimazione della costruzione.
“Sarebbe assurdo pretendere dal tecnico incaricato di effettuare le misurazioni in tutta una serie di costruzioni andando a valutare e conteggiare volumetrie atteso che negli atti autorizzativi nessuna costruzione era stata realizzata, né erano presenti sanatorie attestanti il contrario”, sostiene il legale.
“Non è possibile tacciare il suo comportamento come volontario, consapevole e cosciente a dichiarare un falso in una certificazione. Né è possibile richiedere una riforma della sentenza, non essendo prevista nel vigente sistema la figura del falso documentale colposo”, conclude quindi il difensore.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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