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Tribunale - Un colpo da 152mila euro in gioielli e contanti - Vittime due coniugi minacciati con coltelli e cacciavite

Banda di Ignazio Salone, contestata anche una feroce rapina in villa a Valentano

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Viterbo – (sil.co.) – Banda di Ignazio Salone, contestata anche una feroce rapina in villa a Valentano. Un colpo da 152mila euro in preziosi e contanti. Vittime due coniugi minacciati con coltelli e cacciavite. 

Ieri in aula c’era solo il pentito di camorra in aula al processo in cui è imputato assieme ad altri sei presunti complici per una cinquantina di furti e rapine che tra il 2004 e il 2010 hanno messo a ferro e fuoco l’Alta Tuscia e il litorale.

Salone, che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi per il colpo alla gioielleria Bracci del 14 marzo 2018, è venuto in tribunale scortato dalla polizia penitenziaria.

Nel frattempo il 49enne originario di Torre del Greco ha cambiato ancora una volta avvocato. Il nuovo difensore è Pierluigi Bianchini del foro di Civitavecchia.

Accusati a vario titolo di incendio, furto con scasso, rapina, sequestro di persona, detenzione illecita di armi e associazione per delinquere, con Salone sono imputati Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu.

Il processo riprenderà il 25 maggio 2022.


Polizia penitenziaria

Scortato in tribunale dalla polizia penitenziaria l’imputato Ignazio Salone 


Feroce rapina in villa da 152mila euro a Valentano

Durante l’udienza di ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, il pubblico ministero Michele Adragna ha integrato uno dei capi d’imputazione, quello relativo a una feroce rapina in villa da 152mila euro messa a segno il 14 dicembre 2003 da sei banditi ai danni di una coppia di Valentano minacciata con coltelli e cacciavite. 

Marito e moglie sarebbero stati colti di sorpresa nel sonno da quattro rapinatori, uno dei quali Salone, che nel cuore della notte avrebbero fatto irruzione nell’abitazione, situata in una zona residenziale nell’immediata periferia del centro abitato. Per entrare avrebbero forzato la zanzariera di una finestra situata al pianoterra. 

I banditi, armati e incappucciati, avrebbero circondato e minacciato i coniugi puntando contro di loro dei coltelli e dei cacciavite per farsi consegnare tutti i contanti che avevano in casa, pari a una somma di circa duemila euro. Dopo di che li avrebbero obbligati ad aprire la cassaforte, svuotandola di tutto il contenuto, gioielli per un ammontare di 150mila euro. Infine, prima di darsi alla fuga, avrebbero chiuso a chiave le vittime in camera da letto, in modo da ritardare l’allarme.

Ad aspettare il quartetto degli esecutori materiali del colpo in macchina, all’esterno, ci sarebbero stati due pali, anche loro marito e moglie, una coppia residente in un centro della Teverina nota alle cronache giudiziarie per avere messo a segno innumerevoli truffe online nel settore della compravendita delle auto.

Uno dei rapinatori nel frattempo è deceduto, nel 2006, mentre gli altri cinque sono accusati di rapina aggravata in concorso.


Il pm Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


 Salone, Palomba e Tucci Vitiello, tutti e tre campani, a febbraio 2020, prima del lockdown, erano tutti reclusi per altra causa. Notevole lo spessore criminale di Palomba, che a un allevatore della provincia di Vercelli, nel 2010, avrebbe sottratto complessivamente 94 pappagalli pregiati per un valore commerciale di oltre 60mila euro.

Salone, assieme ad alcuni parenti, è stato arrestato nel maggio 2005 dai carabinieri di Montalto di Castro e della compagnia di Tuscania, che stavano indagando su una raffica di rapine, furti, incendi di auto. Leggenda vuole che per liberarsi dei cani da guardia, li uccidesse a colpi di pistola. In Campania era un pregiudicato di “seconda fascia”, specializzato in furti in appartamenti.

Salone sarebbe diventato collaboratore di giustizia svelando i contatti tra il sodalizio criminale a gestione familiare e un’associazione camorristica radicata proprio a Montalto di Castro.

Oggi deve rispondere  al tribunale di Viterbo anche di una rapina a mano armata commessa nell’ottobre 2004 ai danni di un supermercato di Montalto, per un bottino di 13mila euro in contanti. Nel Viterbese si sarebbe distinto colpendo sul litorale e nella Maremma laziale, da Montalto di Castro a Tarquinia, Valentano, Tuscania, Canino, Grotte di Castro. 

In un’armeria sarebbe riuscito a  rubare nottetempo qualcosa come 900 munizioni e 17 pistole Smith & Wesson, in un’altra occasione fitofarmaci per un valore di 180mila euro. A Montalto avrebbe incendiato auto a Montalto, a Tuscania avrebbe rubato 500 forme di formaggio da un caseificio. 

Privo di scrupoli e senza pietà, la notte del 21 novembre 2004 avrebbe dato l’assalto alla canonica di Bondeno, un paese in provincia di Ferrara, legando e rapinando di 1500 euro il parroco dopo averlo brutalmente colpito e tenuto per ore sotto sequestro. Anche per questa rapina, come per altre commesse a Mantova e a Varese, è attualmente sotto processo a Viterbo, dove si sono riuniti tutti i procedimenti a suo carico.


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21 ottobre, 2021

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