Viterbo – (sil.co.) – Colpo da centomila euro alla gioielleria Bracci di piazza Verdi, a distanza di sette anni dalla rapina del 14 marzo 2018 è uscito dal carcere il pluripregiudicato Ignazio Salone, uno dei due esecutori materiali che fecero irruzione nel negozio, mentre sulla salita di santa Rosa li aspettavano in macchina due donne, una delle quali incinta. Il bandito, condannato in via definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione, ha finito di scontare la sua pena ed è stato rimesso in libertà.
Il particolare è emerso nell’ambito del processo alla cosiddetta “banda di Salone”, per una cinquantina di furti e rapine messi a segno tra la fine del 2003 e il 2010 nell’Alta Tuscia e sul litorale. Con Salone, attualmente difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, sono imputati sei presunti complici: Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu.
Il processo ai sette imputati, tra cui l’ex collaboratore di giustizia 53enne originario di Torre del Greco, sarebbe dovuto riprendere ieri davanti al collegio, ma l’udienza è stata rinviata in seguito al legittimo impedimento per motivi di salute di uno di loro, ristretto per altra causa agli arresti domiciliari. Nel frattempo solo alcuni della cinquantina du capi d’imputazione non sarebbero ancora prescritti, tra cui sembrerebbe un paio di rapine, reato per il quale l’estinzione arriva dopo 22 anni e mezzo se in forma aggravata. Sono invece 58 le parti offese.
Le indagini sono partite venti anni fa, in seguito all’identificazione di Ignazio Salone e di due complici, uno dei quali nel frattempo deceduto, dopo una rapina in villa con sequestro di persona a Pescia Romana il 28 gennaio 2005. A Salone viene inoltre contestata un’altra feroce rapina in villa, il 14 dicembre 2003 a Valentano. Un colpo da 152mila euro in preziosi e contanti, messo a segno il 14 dicembre 2003 da sei banditi ai danni di una coppia minacciata con coltelli e cacciavite.
Marito e moglie sarebbero stati colti di sorpresa nel sonno da quattro rapinatori, uno dei quali Salone, che nel cuore della notte avrebbero fatto irruzione nell’abitazione, situata in una zona residenziale nell’immediata periferia del centro abitato. Per entrare avrebbero forzato la zanzariera di una finestra situata al pianoterra.
I banditi, armati e incappucciati, avrebbero circondato e minacciato i coniugi puntando contro di loro dei coltelli e dei cacciavite per farsi consegnare tutti i contanti che avevano in casa, pari a una somma di circa duemila euro. Dopo di che li avrebbero obbligati ad aprire la cassaforte, svuotandola di tutto il contenuto, gioielli per un ammontare di 150mila euro. Infine, prima di darsi alla fuga, avrebbero chiuso a chiave le vittime in camera da letto, in modo da ritardare l’allarme. Ad aspettare il quartetto degli esecutori materiali del colpo in macchina, all’esterno, ci sarebbero stati due pali, anche loro marito e moglie, una coppia residente in un centro della Teverina.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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