Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
Viterbo – (sil.co.) – Banda di Ignazio Salone, è stata rinviata al prossimo 14 dicembre l’udienza di mercoledì del processo in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo, in concomitanza con la giornata di astensione proclamata dagli avvocati penalisti contro i troppi cambi di giudici nei processi.
Il 20 ottobre dell’anno scorso, nel frattempo, è emerso che la banda di Salone – pentito di camorra, uno dei due esecutori materiali del colpo a mano armata alla gioielleria Bracci di Viterbo del 14 marzo 2018, tra i cui mandanti ci sarebbe il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato – avrebbe messo a segno anche una feroce rapina a Valentano. Un colpo da 152mila euro in preziosi e contanti. Vittime due coniugi minacciati con coltelli e cacciavite da quattro banditi, tra cui lo stesso Salone.
Sette gli imputati, tra cui i sei presunti complici, per una cinquantina di furti e rapine che tra il 2004 e il 2010 hanno messo a ferro e fuoco l’Alta Tuscia e il litorale. L’anno scorso Salone, 50 anni, che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi per il colpo alla gioielleria di piazza del Teatro, è venuto in tribunale scortato dalla polizia penitenziaria.
“Vieni a fare una mangiata”, la frase con cui Salone avrebbe chiamato a raccolta i complici prima dei colpi. Lo avrebbe confessato lo stesso bandito, d’origine campana ma trapiantato a Montalto di Castro, al procuratore antimafia della Dda di Roma diventando collaboratore di giustizia per questioni di camorra.
Accusati a vario titolo di incendio, furto con scasso, rapina, sequestro di persona, detenzione illecita di armi e associazione per delinquere, con Salone sono imputati Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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