Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
Viterbo – (sil.co.) – Raffica di colpi nella Tuscia, è ripreso ieri il processo alla banda di Ignazio Salone.
Presunta mente di una organizzazione criminale dedita ai reati contro il patrimonio, il cinquantenne pentito di camorra, oggi noto alle cronache per essere stato, in tempi recenti, uno dei due esecutori materiali del colpo a mano armata alla gioielleria Bracci di Viterbo del 14 marzo 2018, tra i cui mandanti ci sarebbe il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, Salone attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva a 8 anni e otto mesi di reclusione per la rapina.
Sette gli imputati, tra cui i sei presunti complici, per una cinquantina di furti e rapine che tra il 2004 e il 2010 hanno messo a ferro e fuoco l’Alta Tuscia e il litorale.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, pm Paola Conti, sono stati sentiti diversi carabinieri, tra i quali l’allora comandante del nucleo investigativo e un militare in forza alla stazione di Montalto di Castro all’epoca dei colpi messi a segno dalla banda, alcuni dei quali molto datati, risalenti i primi addirittura a una ventina di anni fa.
Tra gli altri un furto a un distributore sulla Castrense, una rapina a Valentano e due furti a Montalto di Castro, commessi tra il 2003 e il 2004. Talmente lontani nel tempo da mettere a dura prova la memoria degli investigatori, uno dei quali, allora comandante del nucleo operativo, ha ricordato come le indagini siano partite in seguito all’identificazione di Ignazio Salone e dei due complici, uno dei quali nel frattempo deceduto, dopo una rapina in villa con sequestro di persona a Pescia Romana il 28 gennaio 2005.
Salone fu arrestato a distanza di quattro mesi, a maggio, i due complici a novembre dello tesso anno. “Salone e i complici cominciarono a collaborare e ci dissero anche di eventi precedenti”, ha spiegato il militare. Poco prima un suo collega aveva detto al collegio che “Salone e la sua famiglia erano conosciuti per vari reati, commessi anche in Toscana oltre che nel Viterbese, per cui ci furono intercettazioni, anche ambientali e con il Gps”.
Banda di Ignazio Salone – Articolo di Tusciaweb del 30 novembre 2005
Rapina in villa con sequestro a Pescia Romana
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al prossimo 10 maggio per sentire ulteriori quattro testimoni dell’accusa.
Intanto ecco come Tusciaweb, in un articolo del 30 novembre 2005, raccontava l’arresto dei due complici di Salone, finito invece in manette il precedente mese di maggio, per la rapina in villa con sequestro di persona del 28 gennaio dello stesso anno a Pescia Romana.
“Presi. I carabinieri hanno arrestato gli autori della rapina in villa a Pescia Romana, avvenuta il 28 gennaio. Rapina che aveva suscitato non poco clamore. La famiglia che abitava nella villa era stata imbavagliata e legata, mentre i malviventi,
armi in pugno, avevano portato via la cassaforte, oggetti d’oro e un’auto di grossa cilindrata. Per un valore complessivo di 50 mila euro”.
“Le indagini della stazione locale dei carabinieri, coadiuvati dal reparto operativo di Viterbo, coordinate dalla procura della repubblica di Civitavecchia – si legge – hanno permesso di acquisire elementi che, esaminati dal Racis di Roma, hanno permesso di risalire al Dna dei malviventi. Uno dei quali, Ignazio Salone di 33 anni di Torre del Greco, era stato arrestato a maggio”.
“Ieri notte – prosegue – sono stati bloccati i complici: Giuseppe Figliolini di 32 anni di Torre del Greco, e Raffaele Montella, di 41 anni sempre di Torre del Greco. Entrambi pluripregiudicati. I tre sono accusati di rapina aggravata, sequestro di persona, violazione di domicilio e minaccia su cose e persone. Nonché di porto abusivo di armi da fuoco. Le indagini proseguono per chiarire la dinamica della rapina e per identificare eventuali altri complici”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY