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Tribunale - Assenteismo e truffa alla Asl - Via libera all'interrogatorio della donna e di un ex dipendente chiesto dalla pm Paola Conti - Entrambi hanno patteggiato - Otto gli imputati

Furbetti del cartellino a Belcolle, ex caposala testimone contro l’ex dirigente Riscaldati

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Furbetti del cartellino in ospedale, due ex indagati dovranno testimoniare contro l’ex dirigente Tiziana Riscaldati. Sono l’allora caposala e l’altro dipendente della Asl che sono usciti dal processo patteggiando.

Lo ha stabilito ieri il giudice Roberto Colonnello, rispondendo a un’eccezione dell’avvocato Manlio Morcella – difensore della Riscaldati, 64 anni, originaria di Acquapendente – al processo a otto imputati tra cui l’ex dirigente di medicina trasfusionale.

Tre anni fa, poco prima che l’emergenza Covid costringesse a un brusco stop anche l’attività dei tribunali, il gup Rita Cialoni ha accolto le richieste di patteggiamento della caposala 51enne Stefania Gemini e dell’impiegato 67enne Renato Mastrocola, condannati rispettivamente a un anno e otto mesi e a otto mesi di reclusione con lo sconto di un terzo del rito e la sospensione della pena.

“Essendo la sentenza passata in giudicato, Stefania Gemini e Renato Mastrocola non corrono alcun rischio, ma sono obbligati a deporre perché il patteggiamento non è equiparabile a una sentenza di condanna”, ha spiegato il giudice Colonnello, sottolineando che vadano comunque sentiti alla presenza di un difensore. E siccome ieri erano venuti in tribunale senza un legale, entrambi sono stati congedati e verranno citati nuovamente per l’udienza del 14 gennaio.


L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella


Tra le prove la busta paga della dirigente

Il pubblico ministero Paolo Conti, nel frattempo, titolare del fascicolo dell’inchiesta relativi a presunti casi di assenteismo e truffa tra i dipendenti della Asl, ha chiesto l’acquisizione di alcuni documenti, dai quali si evincono tre passaggi: il “riepilogo” delle somme dovute alla Riscaldati per le trasfusioni domiciliari, l’approvazione del pagamento da parte dell’ufficio competente con l’importo detratto della imposte e infine la prova della busta paga di gennaio 2016 quando, a due mesi di distanza, è stato effettuato il pagamento. 

Il giudice Colonnello ha sottolineato come manchi il primo passaggio. “Manca come l’importo sia stato determinato, ha detto il magistrato. 


Inchiesta sfociata in 23 indagati per assenteismo e truffa

E’ la famosa inchiesta sfociata all’alba del 31 gennaio 2017 nella notifica degli avvisi di fine indagine e di una misura cautelare di sospensione dal servizi, consegnati dalla guardia di finanza a ben 23 indagati, a vario titolo, per falso e truffa ai danni dello stato.

Dodici tra medici e infermieri avrebbero gonfiato i propri stipendi – ma la pensano diversamente i difensori – per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni. Le principali irregolarità avrebbero riguardato le timbrature dei cartellini.


La pm Paola Conti

La pm Paola Conti


“Furbetta del cartellino dall’estetista invece che in ospedale”

Durante l’udienza dello scorso 17 settembre si era invece parlato di una dipendente della Asl che un pomeriggio di gennaio di cinque anni fa, si sarebbe assentata dall’ospedale per andare alle poste, al bar e infine pure dall’estetista, rientrando poi in ufficio soltanto un paio d’ore prima di staccare dal lavoro.

Il 20 gennaio 2016, tra l’una e le due, durante l’orario di lavoro, si sarebbe allontanata da Belcolle per recarsi al Carmine. Giunta nel quartiere, si sarebbe fermata all’ufficio postale, poi avrebbe incontrato una donna giunta in auto, si sarebbe recata al bar del quartiere uscendone poco dopo con un ragazzo. Sarebbe quindi entrata al centro estetico trattenendosi fino alle 16. Quindi sarebbe tornata a Belcolle, da dove ha “staccato” alle 18.

Come ha fatto notare però il difensore Alessandro Vettori: “Non si sa chi siano le due persone che ha incontrato e cosa sia andata a fare alle poste, al bar e dall’estetista”.


Assente ingiustificata per due ore, al lavoro per la difesa

Un’altra dipendente, invece, è accusata di essersi assentata per due ore e venti il 29 gennaio 2016, ma il difensore Luigi Sini ha prodotto in aula un documento che dimostra come, in quell’arco di tempo, l’imputata abbia in realtà consegnato delle sacche ematiche. 

Oltre alla Riscaldati, sono imputati nel processo, a vario titolo: Teresa De Siena, Maurizio Trenta, Raffaele Pellecchia, Maria Rita Guitarrini, Rosaria Amato, Laura Taschini e Luana Benedetti. 

Silvana Cortignani


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10 novembre, 2021

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