Carabinieri – foto di repertorio
Canino – Rapina alla cooperativa agricola, rinviato a marzo il patteggiamento davanti al collegio di uno dei due banditi che nel tardo pomeriggio del 6 novembre 2020 hanno messo a segno un colpo da duemila euro a Canino.
A tradire l’imputato dopo due anni è stato un mozzicone di sigaretta. Si tratta di un pregiudicato 48enne d’origine siciliana, assistito dall’avvocato Antonio Ficarra, raggiunto dal provvedimento della misura di custodia in carcere del gip del tribunale di Viterbo esattamente un anno fa, il 15 febbraio 2022, quando è finito a Mammagialla.”Perché ritenuto raggiunto da gravi indizi di colpevolezza del delitto di concorso in rapina aggravata”, si legge nelle motivazioni.
La coppia ha fatto irruzione coi volti travisati da passamontagna nei locali della Doganella minacciando a mano armata i due uomini e la donna presenti, costringendoli a sdraiarsi a terra e legando loro i polsi con delle fascette di plastica per ritardare l’allarme mentre si davano alla fuga.
Due gli imputati di rapina aggravata in concorso. Per uno dei quali, A.N.S., un pregiudicato 44enne di Viterbo si procede col rito ordinario. Ha chiesto invece di patteggiare una pena attorno ai tre anni, scontata di un terzo grazie al ricorso al rito alternativo, il complice, per l’appunto il 48enne, nato a Catania, le cui iniziali sono D.G..
Entrambi sono stati arrestati nel 2022, incastrati dal Dna rinvenuto su alcune tracce repertate dalla scientifica dei carabinieri sulla scena del crimine.
Un’aula del tribunale di Viterbo
Lo scorso 6 ottobre la cassazione ha bocciato il ricorso del 48enne contro l’ordinanza con cui il tribunale del riesame di Roma, il 14 marzo 2022, aveva rigettato l’istanza della difesa contro la misura disposta dal tribunale di Viterbo, su richiesta del pubblico ministero Massimiliano Siddi.
La difesa dell’imputato ha ipotizzato un difetto di motivazione quanto alla valutazione della gravità degli indizi in assenza di precisione e concordanza degli stessi, avuto riguardo alla possibilità che il reperto analizzato e sul quale era stato rinvenuto il Dna del 48enne, fosse diverso da quello prelevato sul luogo di commissione della rapina, posto che la descrizione del mozzicone di sigaretta era differente in quanto, quello sottoposto ad analisi, era definito senza marca al contrario dell’altro prelevato sul posto, identificato come di marca Marlboro.
“Orbene, nel caso di specie – si legge nelle motivazioni della sentenza con cui la suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso – il giudice di merito ha proprio proceduto ad analizzare il complessivo quadro indiziario ed a confutare la tesi difensiva dell’avvenuta confusione dei reperti attraverso una motivazione logica e conducente a fronte della quale il ricorso ripropone la tesi dell’avvenuta confusione dei residui di sigaretta che appare una mera remota possibilità priva di concreto riscontro specifico a ciò non bastando la differente indicazione della marca della sigaretta analizzata”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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