Canino – Rapina a mano armata alla cooperativa Doganella di Canino, ottiene la revoca dei domiciliari per il colpo del 6 novembre 2020 il pluripregiudicato 44enne viterbese A.N.S., di nuovo a Mammagialla dal 30 giugno. Ma solo perché la misura è “superflua” visto che sta in prigione e “ostativa alle attività in carcere”, dove nel frattempo l’imputato è tornato ad essere ristretto due mesi e mezzo fa e dove potrebbe dover restare a lungo in seguito a due condanne a oltre otto anni per rapina diventate nel frattempo definitive.
Un caso curioso quello presentato ieri dal difensore Luigi Mancini al collegio, che nel pomeriggio ha sciolto la riserva accogliendo l’istanza, cui ha dato parere favorevole il pm Michele Adragna.
Il 44enne, imputato con il 48enne siciliano D.G., è finito nuovamente a Mammagialla lo scorso 30 giugno quando i carabinieri della compagnia di Viterbo gli hanno notificato il provvedimento dell’ufficio esecuzioni penali della procura della presso il tribunale di Grosseto in forza del quale l’uomo, che aveva ottenuto gli arresti domiciliari presso una comunità, è stato arrestato per la condanna definitiva a 3 anni e 3 mesi per una tentata rapina in farmacia messa a segno il 7 aprile 2021 nel capoluogo toscano.
Rapinatori seriali di farmacie – Ripreso dalle telecamere uno dei rapinatori di Canino
Nel frattempo è diventata definitiva anche la condanna a a 4 anni e 8 mesi del tribunale di Terni per due rapine a mano armata messe a segno in un sol giorno, il 29 marzo 2021, a distanza di poche ore l’una dall’altra, in Umbria. La prima a Terni, la seconda a Ponte San Giovanni, in provincia di Perugia. Motivo per cui l’avvocato Mancini ha fatto il cosiddetto incidente di esecuzione per ottenere la continuazione tra le due condanne ed è in attesa dell’udienza fissata a novembre per sapere se il suo assistito potrà beneficiare di un contenimento della pena.
Il 44enne di Viterbo rischia intanto una ulteriore condanna per la rapina di Canino, per la quale il processo entrerà in una fase decisiva a ottobre, quando è stato rinviato in orario pomeridiano, per ascoltare tutti i rimanenti sei testimoni dell’accusa, tra cui le tre parti offese, due uomini e una donna dipendenti della cooperativa, che furono minacciati con una pistola puntata in faccia e legati per un bottino attorno ai duemila euro. L’udienza si terrà nell’aula di corte d’assise per consentire la presenza in video collegamento dal carcere siciliano dove è detenuto del presunto complice.
Il colpo è stato messo a segno prima delle rapine alle farmacie di Grosseto, Terni e Perugia, ma in questo caso i banditi sono stati individuati a distanza di tempo, nella primavera del 2022, grazie alle tracce di Dna repertate due anni prima dagli investigatori le cui indagini furono confortate nell’immediatezza dalle innumerevoli tracce lasciate sulla scena del crimine dagli imputati, a partire da due scaldacollo gettati per strada dalla macchina durante la fuga e intercettati dai militari a circa tre chilometri mentre si stavano recando sul posto. Per terra anche un guanto di lattice e l’etichetta di uno dei due indumenti. Sotto l’etichetta un mozzicone di sigaretta. Una Marlboro.
Il sostituto procuratore Michele Adragna
Tracce biologiche ovunque, come le briciole di Pollicino. A 55 metri dal capannone è stato repertato un fazzoletto di carta intatto nonostante la pioggia che ha reso evidente un calpestio di piedi fino a una piazzola di sosta a circa 300 metri, dove sono state trovate le tracce fresche degli pneumatici che ci hanno indicato la via di fuga. Oltre agli scaldacollo, inoltre, è stato rinvenuto anche un berretto nero con la scritta ‘Softball’, lo stesso indossato da uno dei due rapinatori, ripresi dalle telecamere della videosorveglianza.
Un vagone di reperti al Ris. Analizzati dal Racis, i reperti hanno fornito agli investigatori due profili genetici, A e B. Il profilo A era già presente nelle banche dati e corrispondente al siciliano, tra l’altro mancino come visto nei filmati, mentre il profilo B risultava ignoto. Ma grazie alle vittime gli investigatori hanno potuto stringere il cerchio attorno a tre persone, tra cui il viterbese, la cui erre moscia, inflessione dialettale locale e tono di voce erano familiari ai testimoni. Non a caso, visto che è emerso che aveva lavorato alla Doganella. Il test del Dna ha confermato i sospetti. Il 44enne, per l’accusa, è “ignoto B”.
Video sgranati, nessuna certezza per la difesa. Durante il contro esame del teste della procura, l’avvocato Mancini ha sollevato dubbi sulla corrispondenza tra gli imputati e i rapinatori immortalati dalle telecamere, i cui filmati sarebbero “sgranati”, anche se si vedrebbero benissimo la pistola, il berretto nero e che uno era mancino. Non sarebbe invece dato sapere se i banditi indossassero e non indossassero dei guanti. Dalle immagini non ci sarebbe certezza. E i testimoni, costretti a stare a testa bassa, sarebbero stati sotto shock.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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