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Canino - Colpo da duemila euro all'ora di chiusura - Costrette a sdraiarsi sul pavimento le tre vittime

Rapina alla coop agricola, uno dei banditi chiede di patteggiare 3 anni e 4 mesi

di Silvana Cortignani
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Carabinieri

Carabinieri

Luigi Mancini

Il difensore Luigi Mancini

Canino – Rapina a mano armata alla cooperativa agricola di Canino, chiede di patteggiare una pena di tre anni e quattro mesi uno dei due banditi catturati a distanza di due anni grazie al Dna.

Si tratta del presunto complice del pregiudicato viterbese di 43 anni, un rapinatore seriale specializzato in farmacie, che negli ultimi due anni avrebbe messo a segno diversi colpi, oltre che nel Lazio, anche in Toscana e Umbria.

Detenuto da oltre un anno e mezzo a Grosseto, sarà processato col rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Viterbo, mentre il presunto complice ha chiesto il patteggiamento.

Il colpo risale al 6 novembre 2020. Era un venerdì pomeriggio poco dopo la chiusura, verso le 18,30, quando due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e col volto coperto da berretti e passamontagna presso la sede dell’azienda agricola.

I rapinatori avrebbero minacciato con una pistola i tre dipendenti che erano ancora all’interno, due uomini in magazzino e una donna in ufficio, intimando loro di consegnare il denaro delle casse per un bottino attorno ai duemila euro.

Ottenuto quello che volevano, avrebbero quindi costretto le tre vittime a sdraiarsi sul pavimento, legando loro i polsi con delle fascette di plastica, in modo da ritardare l’allarme, fuggendo indisturbati nel buio senza lasciare apparentemente traccia.

A distanza di due anni dal colpo, la scorsa primavera, grazie ad alcuni campioni repertati sul posto dalla scientifica dei carabinieri confrontati con il Dna dei sospettati, sono stati individuati gli attuali imputati.

Il 43enne che ha scelto di essere giudicato col rito ordinario, è stato sottoposto alle analisi del Dna in carcere, che in un primo momento avrebbero dato esito negativo e poi positivo. Lo scorso 8 luglio, si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giacomo Autizi. E’ difeso dall’avvocato Luigi Mancini.

Il 43enne (detenuto da oltre un anno nel carcere di Grosseto per una tentata rapina in farmacia del 7 aprile 2021, cinque mesi dopo il colpo alla Doganella), la scorsa primavera è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi con lo sconto di un terzo dell’abbreviato dal tribunale di Terni in quanto esecutore materiale di due colpi a mano armata, sempre in farmacia, messi a segno il 29 marzo 2021 a Terni e a Ponte San Giovanni in provincia di Perugia.

L’arma utilizzata in Umbria è risultata essere un ferrovecchio. A Canino si parla di una semiautomatica. 

Per lui il processo per la rapina alla cooperativa proseguirà il 7 febbraio col rito ordinario, mentre l’udienza per il patteggiamento del complice, prevista il 6 dicembre, è stata rinviata al 14 febbraio. Salvo imprevisto, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito, dovrebbe essere condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 dicembre, 2022

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