Viterbo – (sil.co.) – Spacciavano cocaina e hashish nella foresta della Selva di Meana di Allerona anche ad acquirenti italiani, ma all’interrogatorio di garanzia hanno avuto bisogno dell’interprete.
È l’operazione Villalba, dal nome del parco di Allerona, dove facevano “campeggio”. Sono i cinque presunti spacciatori di nazionalità marocchina che dai quartieri viterbesi di San Pellegrino e Pianoscarano, da Acquapendente e da Canino, assieme a un sesto connazionale irreperibile, tra aprile e ottobre 2022 si sarebbero trasferiti “armi, bagagli e droga” nel fitto dei boschi dell’Orvietano, vivendo in alloggi di fortuna, riforniti dai loro stessi clienti di vitto e batterie d’auto, per ricaricare telefonini e lampade da campeggio.
Onano – La zona boschiva dove avveniva lo spaccio
Un business che avrebbe fruttato in sei mesi circa ventimila euro. Si parla di circa 700 cessioni di sostanze stupefacenti per circa 900 grammi.
In sei sono stati raggiunti da misura cautelare l’8 agosto, mentre il giorno successivo, la sera del 9 agosto, i carabinieri hanno arrestato nel Viterbese un 22enne, anche lui di nazionalità marocchina, sorpreso a cedere nei boschi di Onano cocaina ad acquirenti sia laziali che toscani. Nel giaciglio di fortuna del 22enne, pure lui coinvolto in episodi di spaccio nei boschi della vicina Umbria, i militari hanno rinvenuto anche delle armi, tra cui un pericolosissimo machete e gli attrezzi del mestiere da spacciatore.
Davanti al gip Dorita Fratini di Terni, nella cui casa circondariale sono rinchiusi dall’8 agosto, sono comparsi ieri mattina sia i due arrestati (un 33enne di Viterbo e un 28enne di Acquapendente, assistiti dagli avvocati Samuele De Santis e Guido Conticelli), sia gli altri tre (un 51enne di Viterbo più un 28enne e un 33enne, entrambi di Canino) per cui il tribunale del capoluogo umbro ha disposto il divieto di dimora nelle regioni Lazio e Umbria.
Il materiale sequestrato dai carabinieri di Onano
Tutti avrebbero risposto alle domande del magistrato, nel corso di interrogatori lunghi e articolati, in particolare a carico dei due indagati finiti dietro le sbarre i cui difensori, al termine, hanno chiesto un alleggerimento della misura cautelare della custodia in carcere.
Come detto, nelle carte dell’inchiesta, figurano tra gli acquirenti i nomi di tantissimi italiani, nonché soggetti originari dell’Est Europa, molti dei quali sentiti a sommarie informazioni durante le indagini dei carabinieri coordinati dal pm Giorgio Panucci della procura di Terni.
Un cliente avrebbe acquistato da solo 100 dosi di hashish al costo di 10 euro l’una in cento distinte occasioni per un totale di mille euro. La cocaina veniva venduta a 40-50 euro se mezzo grammo, a 70-80 euro se un grammo. Il via vai di pusher e clienti è stato caratterizzato anche da un paio di incidenti stradali, diventati occasione di riscontro per gli inquirenti, uno in Umbria e l’altro a Canino.
Nell’incidente di Canino, in particolare, è rimasta coinvolta una Ford Fiesta, con bordo due degli indagati, attorno alle 22 del 10 luglio dell’anno scorso. La vettura avrebbe fatto la spola tra la Tuscia e l’Orvietano.
Una volta, sotto gli occhi degli investigatori, il conducente del “taxi” avrebbe portato nella Selva di Meana uno dei pusher, che è poi rimasto a fare “campeggio” nel bosco, mentre lui ha fatto rientro a Canino.
Entrambi avrebbero usato l’auto per fare avanti e indietro coi boschi dell’Orvietano, mentre il telefonino di uno dei due, come emerso nel corso degli accertamenti, sarebbe stato utilizzato nell’ambito dell’attività di spaccio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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