Spaccio anche nei boschi dell’alta Tuscia – Nella foto un bivacco scoperto dai carabiniei
Viterbo – Operazione “Villalba”, i pusher dei boschi si sarebbero fatti chiamare “Simone” oppure “l’amico di Simo” o “l’amico di Simone” prendendo accordi telefonici coi clienti mentre a loro volta sarebbero stati riforniti di notte da soggetti mascherati che li chiamavano con un fischio.
Modalità messa “nero su bianco” venerdì – davanti al pubblico ministero Giorgio Panucci e al gip Chiara Mastracchio del tribunale di Terni – durante l’incidente probatorio che ha cristallizzato la versione di uno dei due presunti spacciatori marocchini in trasferta dal Viterbese, accampati nella Selva di Meana, ad Allerona, arrestati dai carabinieri la scorsa estate al confine tra l’alto Lazio e l’Umbria.
Si tratta di un nordafricano 33enne residente in un appartamento di San Pellegrino, nel cuore del centro storico di Viterbo, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, arrestato lo scorso 8 agosto dai carabinieri di Orvieto con la pesante accusa di spaccio assieme a un 28enne di Acquapendente, la misura a carico del quale fu annullata dal tribunale del riesame.
Boschi della droga – La mappa dei controlli dei carabinieri in provincia di Viterbo
Venerdì scorso, il 33enne avrebbe confermato le dichiarazioni già rilasciate durante l’interrogatorio in carcere, individuando su cinque fascicoli fotografici i presunti complici dello spaccio tra cui quelli rimessi in libertà dal riesame, per i quali adesso il sostituto Panucci potrebbe chiedere una nuova misura cautelare.
In sei, secondo l’accusa, avrebbero spacciato cocaina e hashish per ventimila euro, tra aprile e ottobre 2022, vivendo in alloggi di fortuna nei boschi di Allerona, vicino al parco di Villalba, riforniti di acqua e viveri da parte di acquirenti compiacenti. Nonché di batterie di auto per ricaricare i telefonini e alimentare le lampade da campeggio.
L’avvocato De Santis, alla luce dell’incidente probatorio, ha depositato istanza di scarcerazione per il 33enne viterbese. “Il mio assistito ha ribadito come nella selva – spiega il legale – venissero spacciati cocaina e hashish, mentre i pusher nordafricani venivano riforniti ogni 15-20 giorni da terze persone che arrivavano armate di machete e camuffate con dei passamontagna, durante la notte, fischiando per farli uscire allo scoperto, consegnando loro lo stupefacente e facendosi dare i soldi di quello ceduto ai clienti, per accordarsi coi quali erano stati dotati di 2-3 telefonini, cui rispondevano dicendosi ‘Simone’ oppure ‘l’amico di Simone’ o ‘l’amico di Simo’”.
La procura di Terni aveva chiesto i domiciliari anche per un altro nordafricano residente a Viterbo, un 51enne marocchino che vive nel quartiere di Pianoscarano. Indagati altri tre connazionali, tra cui un 51enne residente a Viterbo e due trentenni residenti a Canino, cui negli stessi giorni era stato notificato il divieto di dimora in Umbria e nel Lazio.
Le indagini sarebbero entrate nel vivo in seguito a due incidenti stradali, uno dei quali avvenuto nei pressi del parco di Villalba la notte tra il 16 e il 17 luglio 2022, mentre il conducente, alla guida di una Mercedes, era sotto l’effetto di cocaina. L’altro incidente, in cui è stata coinvolta una Ford Fiesta, risale invece alle 22 del 10 luglio dell’anno scorso ed è avvenuto a Canino.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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