Onano – La zona boschiva dove avveniva lo spaccio
Onano – (sil.co.) – Bonificata e restituita alla collettività l’area dei boschi della Selva occupata dagli spacciatori “campeggiatori”, finiti la scorsa estate nel mirino dei carabinieri delle stazioni di Onano, Acquapendente, Grotte di Castro e Valentano e del Norm di Montefiascone.
Lo scorso 9 agosto, sorpreso a spacciare nella boscaglia, era stato arrestato un 22enne del Marocco che, vistosi scoperto, durante la fuga tra i rovi, aveva gravemente ferito uno dei militari. Nella tenda dell’accampamento improvvisato teneva nascosto un machete. Sono stati inoltre sequestrati circa 12 grammi di cocaina, un bilancino elettronico di precisione, strumenti per il confezionamento delle dosi e duemila euro in contanti.
Al centro delle indagini, che hanno riguardato oltre all’Alto Lazio anche la vicina Umbria, una banda di presunti pusher d’origine nordafricana, coi militari che sono riusciti a smantellare una fiorente piazza di spaccio che aveva come “location” i boschi della Selva, dove, nel folto della vegetazione, sarebbero stati allestiti supermercati “open air” specializzati nella cessione di cocaina e hashish.
Nell’ultimo fine settimana i carabinieri hanno cinturato un punto di spaccio con relativo bivacco, nelle immediatezze dell’incrocio con la SR 74. I militari dopo aver eseguito un rastrellamento del bosco e smantellato completamente i manufatti di fortuna, posti in essere dagli stessi spacciatori, hanno bonificato l’area interessata, attraverso la raccolta differenziata dei rifiuti.
Il materiale sequestrato dai carabinieri di Onano
Il 9 agosto l’arresto del 22enne di nazionalità marocchina a Onano.
Il giorno prima, 8 agosto, nell’operazione Villalba, dal nome del parco di Allerona, dove facevano “campeggio”, sono state disposte cinque misure cautelari per altrettanti presunti spacciatori di nazionalità marocchina che dai quartieri viterbesi di San Pellegrino e Pianoscarano, da Acquapendente e da Canino, assieme a un sesto connazionale irreperibile, tra aprile e ottobre 2022 si sarebbero trasferiti “armi, bagagli e droga” nel fitto dei boschi dell’Orvietano, vivendo in alloggi di fortuna, riforniti dai loro stessi clienti di vitto e batterie d’auto, per ricaricare telefonini e lampade da campeggio.
Un business che avrebbe fruttato in sei mesi circa ventimila euro. Si parla di circa 700 cessioni di sostanze stupefacenti per circa 900 grammi.
In manette sono finiti un 33enne di Viterbo e un 28enne di Acquapendente, mentre è stato disposto il divieto di dimora nelle regioni Lazio e Umbria per gli altri tre, ovvero un 51enne di Viterbo più un 28enne e un 33enne di Canino.
Un cliente avrebbe acquistato da solo 100 dosi di hashish al costo di 10 euro l’una in cento distinte occasioni per un totale di mille euro. La cocaina veniva venduta a 40-50 euro se mezzo grammo, a 70-80 euro se un grammo. Il via vai di pusher e clienti è stato caratterizzato anche da un paio di incidenti stradali, diventati occasione di riscontro per gli inquirenti, uno in Umbria e l’altro a Canino.
Nell’incidente di Canino, in particolare, è rimasta coinvolta una Ford Fiesta, con bordo due degli indagati, attorno alle 22 del 10 luglio dell’anno scorso. La vettura avrebbe fatto la spola tra la Tuscia e l’Orvietano. Una volta, sotto gli occhi degli investigatori, il conducente del “taxi” avrebbe portato nella Selva di Meana uno dei pusher, che è poi rimasto a fare “campeggio” nel bosco, mentre lui ha fatto rientro a Canino.
Entrambi avrebbero usato l’auto per fare avanti e indietro coi boschi dell’Orvietano, mentre il telefonino di uno dei due, come emerso nel corso degli accertamenti, sarebbe stato utilizzato nell’ambito dell’attività di spaccio.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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