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Tribunale - Rapina a mano armata alla Doganella - La testimonianza del magazziniere della cooperativa agricola - Colpo pianificato da una "talpa"

“Un bandito mi ha puntato la pistola in faccia e intimato di abbassare lo sguardo”

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Canino – (sil.co.) – “Mi ha puntato la pistola in faccia e intimato di abbassare lo sguardo”. A raccontare il drammatico faccia e faccia con uno dei due rapinatori della Doganella è stato ieri il magazziniere della cooperativa agricola di Canino, vittima con due colleghi della coppia di banditi che la sera del 6 novembre 2020 hanno dato l’assalto al negozio pensando di trovare una cassaforte piena zeppa di soldi e si sono invece dovuti accontentare della cassa. 


Carabinieri

Carabinieri – foto di repertorio


Sono i rapinatori identificati poi nel 2022 grazie al Dna repertato dalla scientifica sul luogo del crimine. Due pregiudicati: il viterbese rapinatore seriale di farmacie Angelo Nicola Serra, 47 anni, difeso dall’avvocato Luigi Mancini; e il 51enne siciliano Davide Ginevra, professionista delle rapine in banca, difeso dall’avvocato Antonino Ficarra del foro di Gela. Quest’ultimo, sempre detenuto, in collegamento video con l’aula del collegio dal carcere dove sta finendo di scontare la sua pena. A marzo uscirà e ha già fatto sapere che sarà presente alla prossima udienza. 

Modestissimo, a fronte del rischio di arresto corso, il bottino. Meno di duemila euro in contanti. Ma la coppia di rapinatori, secondo quanto riferito in tribunale da tutti e tre i dipendenti, presumibilmente si aspettava di più: “Volevano sapere dove fosse la cassaforte, ma non c’era nessuna cassaforte”, ha confermato ieri il magazziniere

Il testimone ha quindi aggiunto un particolare. Pur essendo entrambi i rapinatori bardati dalla testa ai piedi per non far vedere neanche un millimetro di pelle, l’accento li avrebbe traditi. “Uno era sicuramente meridionale, l’altro invece aveva un accento familiare, come se fosse del posto. E quando mi ha messo le fascette da elettricista per legarmi le mani dietro la schiena, non mi ha rubato il protafogli che avevo in tasca, a differenza dell’altro che avva portato via tutto ai miei colleghi. Ho avuto la sensazione che mi conoscesse”, ha spiegato.

L’imputato locale, ovvero Serra, sarebbe infatti stato la “talpa” del colpo, nel senso che in passato avrebbe svolto qualche lavoretto in zona, illudendosi che alla Doganella ci fosse una ricca cassaforte da svaligiare. 

In estate la prossima udienza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 febbraio, 2026

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