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Cassazione - Schianto mortale sulla Cimina - Era la notte di martedì grasso di due anni fa - Il 27enne perse il controllo della vettura con quattro persone a bordo - La vittima aveva 24 anni - Gravemente ferita un'altra ragazza

Morte di Valentina Rubino, definitivi 7,5 anni di carcere al fidanzato che guidava ubriaco

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Morte a causa di un drammatico incidente sulla Cimina avvenuto la notte di martedì grasso di due anni fa della 24enne viterbese Valentina Rubino, definitiva la condanna a sette anni e mezzo di carcere per il fidanzato A.R. che era alla guida ubriaco della vettura su cui viaggiava con la vittima e una coppia di amici. 


Valentina Rubino

Valentina Rubino, morta il 5 marzo 2022 a Belcolle in seguito a un incidente


“Ero io al volante”, ha confessato alcuni giorni dopo il fidanzato, consegnandosi spontaneamente alle autorità. “Ero io a guidare, sono distrutto dal dolore e dal rimorso”, ribadì al pm Michele Adragna, rispondendo poi a tutte le domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia del 25 marzo 2022.

La sentenza di primo grado risale al 30 novembre 2022, a distanza di nove mesi dal tragico schianto all’altezza del bivio per San Martino al Cimino della notte tra il primo e il 2 marzo di due anni fa, martedì grasso, in seguito al quale, dopo tre giorni di agonia, la vittima è deceduta all’ospedale di Belcolle dove era giunta in condizioni disperate.

Risale invece a venerdì scorso, 9 febbraio, la sentenza con cui la corte di cassazione ha confermato la sentenza con cui la corte d’appello aveva a sua volta confermato il giudizio di primo grado. Sette anni e mezzo di reclusione. L’imputato, un giovane d’origine egiziana che aveva 25 anni quando fu arrestato per omicidio stradale e lesioni stradali pluriaggravati, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena del rito abbreviato chiesto dal difensore Marco Valerio Mazzatosta.


Valentina Rubino

Valentina Rubino


Fu l’avvocato Mazzatosta ad accompagnare a costituirsi in caserma il 27enne, che solo dopo una decina di giorni ammise di essere lui alla guida del mezzo. Era lui alla guida verso le due di notte di martedì grasso, quando la vettura Alfa Romeo intestata al padre di Valentina – sulla quale stavano viaggiando quattro amici, due ragazzi e due ragazze – ha sbandato all’altezza del chilometro 11 nei pressi del bivio per San Martino.

Tra le aggravanti contestate al 25enne, oltre alla guida in stato di ebbrezza, anche la guida con patente revocata. Gli è stata concessa l’attenuante che la vittima non indossava la cintura di sicurezza. 

Al processo davanti al gip Savina Poli, che si è svolto a porte chiuse, erano presenti i familiari di Valentina nel terribile schianto rimase gravemente ferita un’altra ragazza. La 24enne era seduta davanti, al fianco del fidanzato, mentre sui sedili posteriori c’era una coppia di amici, tra cui la giovane, ricoverata in codice rosso all’ospedale di Belcolle.

Una decina le parti civili, assistite da tre diversi avvocati, cui sono state riconosciute provvisionali per oltre centomila euro e il diritto a chiedere un risarcimento da quantificare in sede civile. Tutti hanno dimostrato una grande compostezza, sia dentro che fuori dell’aula, nonostante fosse evidente quanto fossero provati.

Le condizioni della 24enne sono apparse subito gravissime e a nulla è servito il disperato tentativo di salvarle la vita da parte del personale sanitario dell’ospedale di Belcolle. E’ stata dichiarata morta sabato 5 marzo, dopo quattro giorni di ricovero e una gara di solidarietà che ha visto mobilitata l’intera provincia per reperire sacche di sangue 0 Rh negativo, lasciando il padre e il fratello Vincenzo.

In gravi condizioni anche l’altra ragazza che era a bordo del veicolo, ricoverata nell’immediatezza in terapia intensiva, anche se non in pericolo di vita. 

Silvana Cortignani


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13 febbraio, 2024

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