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Tribunale - Schianto sulla Cimina - Ai domiciliari da marzo l'imputato - E' stato condannato per omicidio stradale pluriaggravato e lesioni aggravate - Era in aula, alla presenza dei familiari della vittima

Morte di Valentina Rubino, sette anni e mezzo al fidanzato che era alla guida ubriaco

di Silvana Cortignani
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Valentina Rubino


Viterbo – Morte di Valentina Rubino, condannato a sette anni e mezzo il fidanzato A.R. che era alla guida ubriaco. La sentenza di primo grado è arrivata poco prima delle 16 di ieri, dopo circa due ore di camera di consiglio. A distanza di nove mesi dal tragico schianto sulla Cimina.

Il 25enne, ai domiciliari da otto mesi per omicidio stradale pluriaggravato e lesioni stradali aggravate, è comparso davanti al giudice Savina Poli, che lo ha giudicato con lo sconto di un terzo delle pena previsto dall’abbreviato, il rito alternativo chiesto dal difensore Marco Valerio Mazzatosta. Sette anni e mezzo sono la pena chiesta anche dall’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Michele Adragna. 

Al processo, che si è svolto a porte chiuse davanti al gip, erano presenti i familiari della 24enne morta in seguito allo schianto della vettura sulla Cimina, la notte tra il primo e il 2 marzo, in cui è rimasta gravemente ferita un’altra ragazza. Valentina era seduta davanti, vicino all’imputato, mentre sui sedili posteriori c’era una coppia di amici, tra cui la giovane, ricoverata in codice rosso all’ospedale di Belcolle.

Una decina le parti civili, assistite da tre diversi avvocati, cui sono state riconosciute provvisionali per oltre centomila euro e il diritto a chiedere un risarcimento da quantificare in sede civile. Tutti hanno dimostrato una grande compostezza, sia dentro che fuori dell’aula, nonostante fosse evidente quanto fossero provati.

Tra le aggravanti contestate al 25enne, oltre alla guida in stato di ebbrezza, anche la guida con patente revocata. Gli è stata concessa l’attenuante che la vittima non indossava la cintura di sicurezza. 


Marco Valerio Mazzatosta

Marco Valerio Mazzatosta


Il 25enne, che sulle prime ha negato di essere lui alla guida, si è costituito dopo una decina di giorni, presentandosi in procura accompagnato da un legale, l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta. 

Era lui alla guida verso le due di notte di martedì grasso, tra il primo e il 2 marzo scorso, quando la vettura Alfa Romeo intestata al padre di Valentina – sulla quale stavano viaggiando quattro amici, due ragazzi e due ragazze – ha sbandato all’altezza del chilometro 11 nei pressi del bivio per San Martino.

“Ero io al volante”, ha confessato alcuni giorni dopo, consegnandosi spontaneamente alle autorità. “Ero io a guidare, sono distrutto dal dolore e dal rimorso”, ha ribadito al pm Adragna, rispondendo poi a tutte le domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia dello scorso 25 marzo.

Il giovane sarebbe stato al volante e Valentina seduta al suo fianco, sul sedile passeggero. L’altra coppia sarebbe invece stata seduta dietro. Ad avere la peggio sono state le due donne.

Le condizioni della 24enne sono apparse subito gravissime e a nulla è servito il disperato tentativo di salvarle la vita da parte del personale sanitario dell’ospedale di Belcolle. E’ stata dichiarata morta sabato 5 marzo, dopo quattro giorni di ricovero e una gara di solidarietà che ha visto mobilitata l’intera provincia per reperire sacche di sangue 0 Rh negativo, lasciando il padre e il fratello Vincenzo.

In gravi condizioni anche l’altra ragazza che era a bordo del veicolo, ricoverata nell’immediatezza in terapia intensiva, anche se non in pericolo di vita. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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1 dicembre, 2022

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