Viterbo – Non si è presentata in tribunale mercoledì 17 aprile “donna viva”. Al secolo B.B., è la 52enne residente in un centro dell’Alta Tuscia che l’8 marzo dell’anno scorso si presentò davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo accompagnata da “22 giurati popolari” del movimento “Noi è, io sono”, la setta complottista di cui è la portavoce, che a detta sua l’ha prosciolta da tutte le contestazioni dello stato italiano che lei e i suoi disconoscono. Sono quelli, per intendersi, che non pagano le tasse.
“Donna viva” – Il servizio della trasmissione Le Iene
Intanto la 52enne, a febbraio, è finita di nuovo nel mirino della gionalista Veronica Ruggeri delle Iene, tornata a cercarla a distanza di un anno nel piccolo centro dove vive in seguito all’appello delle madri di due giovani “adepti” della setta affinché smetta di fare proseliti strappando persone fragili alle famiglie. Il figlio di una delle due donne potrebbe essersi tolto la vita gettandosi da un ponte, nel 2021, perché per non rispettare la legge si sarebbe trovato sommerso da debiti per oltre duecentomila euro.
Nella Tuscia, Veronica Ruggeri è venuta con l’altra delle due mamme, che avrebbe invece salvato in extremis il figlio da un tentativo di suicidio. Senza riuscire a farla parlare con B.B., che non si è resa disponibile alle telecamere. In compenso sotto la sua abitazione le due donne hanno trovato degli “uomini vivi” del movimento “Noi è, io sono”, che dopo avere tentato inutilmente di allontanare la troupe, come aveva fatto l’anno scorso la portavoce, hanno detto che avrebbero chiamato i carabinieri. Anche se agli incontri invitano a non riconoscerne l’autorità. Sulle loro vetture il logo della setta e il “pass” autoprodotto.
“Un gruppo complottista molto pericoloso”, secondo la trasmissione che due mesi fa è tornata a dedicare un servizio alla 52enne e al movimento che raccoglierebbe particolari consensi al settentrione.
“Donna viva” – Le Iene nel centro della Tuscia dove abita
In “Italia, Lazio, Viterbo, palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino”, la 52enne è accusata di avere violato un provvedimento del tribunale dei minori, impedendo di avere i previsti incontri protetti col figlioletto al padre, un 59enne che al processo si è costituito parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia e che mercoledì è venuto apposta da Milano, dove nel frattempo si è trasferito, per essere sentito come testimone in quanto parte offesa.
Lui in aula c’era, ma non c’era la ex, il cui ex avvocato di fiducia ha rimesso il mandato all’udienza di un anno fa, dopo che lei si era autoproclamata “donna viva” dicendo di volersi difendere da sola.
Lo scorso 23 ottobre nel frattempo, come prevede la legge italiana, all’imputata è stato assegnato dall’autorità giudiziaria un avvocato d’ufficio, Patrizia Falsino del foro di Viterbo, che ora dovrà cercarla per comunicarle che, a prescindere dalla sua assenza, l’udienza è stata rinviata al prossimo settembre per il legittimo impedimento del nuovo giudice cui nel frattempo è stato assegnato il procedimento.
“Donna viva” – Il “pass” sulle auto degli adepti della setta complottista nel Viterbese
In provincia di Brescia, intanto, tra febbraio e marzo, sono state fermate per un controllo stradale un’automobilista 65enne e una 41enne, quest’ultima con due figlie minorenni a bordo, le quali avrebbero entrambe esibito delle patenti di guida autoprodotte, pertanto false, firmate con il sangue, ovvero il timbro del polpastrello colorato di rosso, affermando di essere apolidi e di non riconoscere lo stato italiano, dicendo alle forze dell’ordine di appartenere a “Noi è, io sono”, ovvero la costola italiana della setta complottista americana “One People”, la cui portavoce è la 52enne viterbese.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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