Oriolo Romano – Carabiniere preso a sprangate da uno dei due banditi che aveva sorpreso a rubare in casa la sera dell’8 gennaio 2020, condannato a cinque anni per rapina impropria uno solo dei due giostrai accusati del colpo e a un anno e mezzo per simulazione di reato la donna che tentò di fornire un alibi falso ai malviventi. Assolto l’altro giostraio, la cui identificazione è stata sempre messa in dubbio dalla difesa.
Carabinieri
Il processo di primo grado ai due giostrai di Cerveteri che furono arrestati dai carabinieri l’estate successiva si è chiuso oggi con una condanna a 5 anni di reclusione e un’assoluzione nonché con la condanna a un anno e mezzo di carcere per simulazione di reato alla viterbese che ha provato a fornire un alibi ai banditi, denunciando in questura il furto dell’auto a noleggio utilizzata per il colpo.
La donna, per la quale l’accusa aveva chiesto 3 anni, dovrà però scontare la pena inflitta dal collegio composto dai giudici Francesco Oddi, Jacopo Rocchi e Giovanna Camillo, che pur dimezzando la condanna chiesta dalla pm Aurora Mariotti, hanno revocato all’imputata il beneficio della sospensione condizionale concesso in passato dal tribunale di Viterbo.
Per tutti e tre gli imputati di rapina e furti in concorso, inoltre, è venuta meno l’aggravante dell’associazione per delinquere. Ma soprattutto la difesa di uno dei giostrai ha ottenuto l’assoluzione del proprio assistito, identificato dagli investigatori grazie alla sovrapposizione dei tabulati telefonici con il tracciato del sistema gps dell’auto a noleggio, dimostrando che la sim card in questione era utilizzata anche da altri membri della famiglia.
Il terzetto era accusato di sei colpi messi a segno tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, tre a Roma e tre a Oriolo Romano, tra cui la rapina con pestaggio ai danni di un carabiniere dell’8 gennaio di quasi cinque anni fa. Il giorno successivo la donna di Viterbo, difesa dall’avvocato Luigi Mancini, oggi sostituito in udienza dalla collega Nicol Crocetti, secondo l’accusa si sarebbe tradita tentando di fornire un alibi falso ai banditi. La coppia di giostrai era difesa dagli avvocati Pietro Messina e Angelo Staniscia.
L’auto era stata noleggiata dalla stessa imputata a Ladispoli, in tutto tre volte – il 29 novembre 2019, il 19 dicembre 2019 e il 2 gennaio 2020 – ma sempre utilizzata dai due giostrai, secondo l’accusa come confermato dalla sovrapposizione dei tracciati Gps e delle celle telefoniche, messa per l’appunto in discussione dalla difesa.
Di sicuro il giorno dopo la rapina al carabiniere, la donna provò a fornire un alibi ai banditi, in cambio della promessa di 4mila euro e di un Rolex d’oro, recandosi presso la questura di via Romiti per denunciare il furto dell’auto a noleggio usata per il colpo, una Fiat Cinquecento bianca. Alla polizia disse che le era stata rubata a Roma, avendola lasciata per sbaglio aperta con le chiavi sul cruscotto.
Peccato che il sistema di tracciamento Gps collocasse la vettura a Oriolo Romano nei pressi della casa della vittima. come ha spiegato il testimone, aggiungendo che furono anche passati al setaccio i filmati della videosorveglianza del paese. La Fiat 500 bianca, lavata e tirata a lucido probabilmente per cancellare ogni traccia dei banditi, fu trovata il giorno stesso della denuncia “abbandonata” nel parcheggio di un lavaggio auto a Manziana.
Per l’accusa la coppia di giostrai di Cerveteri si sarebbe resa responsabili di sei colpi: il 12 dicembre 2019 a Oriolo Romano; il 28 dicembre 2019 a Roma; il 29 dicembre 2019 a Oriolo Romano; il 31 dicembre 2019 a Roma; il 2 gennaio 2020 a Roma; l’8 gennaio 2020 a Oriolo Romano.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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